{"id":1433,"date":"2020-12-20T08:48:46","date_gmt":"2020-12-20T07:48:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.museonitsch.org\/?post_type=testi_critici&#038;p=1433"},"modified":"2021-02-02T22:18:31","modified_gmt":"2021-02-02T21:18:31","slug":"contro-la-morte-del-pubblico-achille-bonito-oliva","status":"publish","type":"testi_critici","link":"https:\/\/www.museonitsch.org\/it\/testi_critici\/contro-la-morte-del-pubblico-achille-bonito-oliva\/","title":{"rendered":"Contro la Morte del Pubblico (Achille Bonito Oliva)"},"content":{"rendered":"<p>Con video-tape, video-game, video-clip, realt\u00e0 virtuale e una sintesi dei linguaggi veloce ed elettrizzante, la tecnologia ha creato un\u2019involontaria scuola d\u2019obbligo di pre-alfabetizzati cronici. Il pubblico dell\u2019arte diventa \u201cistantaneo\u201d \u201cindiretto\u201d, provvisorio ed indeterminato per origine e formazione. La velocit\u00e0 diventa il tempo della contemplazione ed i luoghi d\u2019appuntamento sempre pi\u00f9 mimetizzati nello spazio del piccolo svago. Si assiste cos\u00ec ad una morte vaporizzata del pubblico dell\u2019arte, bersaglio e vettore di molte offerte mediatiche.<br \/>\nAd esempio, la navigazione in Internet sviluppa una anoressia dell\u2019arte, una smaterializzazione dell\u2019opera che sembra eliminare ogni nostalgia per il luogo istituzionale del museo.<br \/>\nOra la Telematica ne ha ridimensionato e ridefinito ruolo e presenza. La tecnica, nella sua capillare estensione capacit\u00e0 irradiativa fin dentro le mura domestiche, ha allestito un banchetto telematico a domicilio che di nuovo abbrutisce lo spettatore, terminale sazio di un sistema di iper-informazione quotidiana e super-produzione creativa di immagini. La tecnologia pi\u00f9 evoluta, come una droga sintetica, ha creato prodotti ibridi in grado di assorbire le pi\u00f9 provocatorie sperimentazioni delle avanguardie, scremate di ogni utopia e virtualit\u00e0 conoscitiva.<br \/>\nLe avanguardie storiche all\u2019inizio del secolo con provocazioni, scandali e beffe sono un continuo attentato all\u2019attitudine contemplativa, ripiegata sull\u2019opera come cosa balsamica e legittimante. L\u2019arte si fa sistema sovversivo, schegge di tortura di un pubblico sempre pi\u00f9 numeroso di cui non pu\u00f2 fare a meno. La negazione dello spettatore funziona proprio come \u201cdenegazione\u201d, conferma di un soggetto collettivo vincolato e vincolante, da \u201cschiaffeggiare\u201d nel suo ritardo, comunque da intercettare ed agganciare con mass media, risse, ready-made e Kitsch: Marinetti, Duchamp, Breton, Dal\u00ec.<br \/>\nNel secondo dopoguerra tutto cambia; il pubblico di massa, accoglie le neo-avanguardie, New York prende il posto di Parigi. L\u2019arte sperimenta nuove tecniche e materiali attraverso la tradizione del ready-made e l\u2019assunzione dell\u2019oggetto d\u2019uso, titilla cos\u00ec un pi\u00f9 vasto pubblico che riconosce nell\u2019opera elementi di familiarit\u00e0 appartenenti al quotidiano.<br \/>\nDel quotidiano gli artisti negli anni cinquanta e sessanta assumono improvvisazione, rituale e sorpresa: Kaprow, Cage, Ono, Oldenburg, Klein, Manzoni, Nitsch, Beuys, Vostell, Ben, Chiari,<br \/>\nGilbert &amp; George, Acconci. \u201cFluxus\u201d, \u201cAzionismo\u201d, \u201chappening\u201d, \u201cperformance\u201d e \u201cbody art\u201d, coinvolgono in diretta lo spettatore: una sincronia tra produzione e consumo dell\u2019arte.<br \/>\nIl pubblico dell\u2019arte \u00e8 a questo punto sollecitato a smettere il ruolo di cadaverico voyeur a distanza raffinata, che da molle amateur si faccia deuteragonista dell\u2019evento. La creativit\u00e0 diventa cos\u00ec materia pervasiva ed esaltante fino ad esplodere (con non poca retorica) nei movimenti studenteschi del \u201868 e \u201877.<br \/>\nQuesto stesso pubblico ha allora iperidentit\u00e0, specchio delle pi\u00f9 culturali bramosie di un drastico decennio: un grande desiderio di partecipazione.<br \/>\n\u00c8 chiaro che il pubblico fa numero ed il numero per interna proliferazione amplifica il riconoscimento dell\u2019opera e lo statuto di incontrovertibile realt\u00e0 sociale per l\u2019artista, lo spettatore semplice &#8211; collezionista di sguardi, l\u2019antico e moderno committente (mecenate single o corporation).<br \/>\nDopo i Medici che nel Rinascimento inventano il pubblico dell\u2019arte (con la concessione alla popolazione fiorentina di visitare in Palazzo Vecchio la loro collezione) \u00e8 la Chiesa Cattolica nel Seicento, con le sue feste barocche, ad intercettare per strada il primo pubblico di massa (romano e pellegrino), che affolla poi nell\u2019Ottocento i salon nelle grandi citt\u00e0, Parigi.<br \/>\nEccezione curiosa \u00e8 Gustave Courbet, per due opere in particolare: la prima, \u201cL\u2019origine du monde\u201d un caso di arte segregata per il tema e l\u2019identit\u00e0 del committente: un pube in primo piano come natura morta per un diplomatico turco. Un quadro per un pubblico selezionato di \u201csoli uomini\u201d, il coup de th\u00e9\u00e2tre di una tenda tirata al momento giusto disvelante \u201cl\u2019origine del mondo\u201d. Nell\u2019altro caso, \u201cAtelier\u201d raffigura un momento di affollata conversazione tra pittori, la coincidenza tra artisti e il pubblico dell\u2019arte. Segno di un linguaggio ormai speciale che ora sembra richiedere uno spettatore informato. Il museo, al contrario, diventa la frontiera del bello generico sigillato dalla sequenza esposta di \u201ccapolavori\u201d, luogo blindato da un alto tasso contemplativo del pubblico che degusta la propria conferma nella tradizione sospesa alle pareti.<br \/>\nPer questo il museo \u00e8 ancora un luogo di calca calma. Gioconda o Guernica, l\u2019arte catalizza attenzione, silenzio e ammirazione. Il pubblico generalizzato in folla viene tranquillizzata dalla istituzione stessa, il museo, favoloso deposito della storia garantita in collezione che, per contattare il presente, fa prevalere l\u2019Evento che documenti l\u2019attualit\u00e0 della ricerca.<br \/>\nSe compito dell\u2019arte, specialmente quella contemporanea, \u00e8 quello di massaggiare il muscolo atrofizzato della contemplazione collettiva e di sviluppare nel pubblico nuovi processi di conoscenza, allora esiste la possibilit\u00e0 di evitare la morte del pubblico e, al contrario, di creare una interattivit\u00e0 tra l\u2019opera dell\u2019artista e il suo fruitore.<br \/>\nCi sono molti compagni di strada dell\u2019artista, fra essi anche il gallerista o il collezionista che traggono dal rapporto con l\u2019artista e dalla lezione dell\u2019opera nutrimento e stimolo.<br \/>\nIl caso di Peppe Morra che nella sua avventura intellettuale si \u00e8 emancipato dall\u2019iniziale ruolo di semplice organizzatore o fruitore passivo mediante una presa di coscienza con la specificit\u00e0 poetica dell\u2019opera di Hermann Nitsch.<br \/>\nEcco allora la nascita di questa nuova struttura su iniziativa di un privato che vuole mettere in evidenza pubblica la capacit\u00e0 dell\u2019arte contemporanea di potenziare la polisensorialit\u00e0 antropologica del corpo sociale.<br \/>\nOriginale la struttura data al \u201cMuseo Archivio Laboratorio Hermann Nitsch\u201d che non vuole ridurre il pubblico a semplice voyeur, ammirato spettatore di performance. Invece s\u2019\u00e8 posto il problema di come sviluppare ulteriori processi di conoscenza mediante la progettazioni di dipartimenti che danno al museo una identit\u00e0 interdisciplinare, multimediale.<br \/>\nIn tal modo si sottrae il pubblico alla tradizionale ed estatica degustazione del museo, gli si offre invece nuovi modi di interazione con l\u2019arte contemporanea attraverso la valorizzazione interattiva delle sue attitudini con quelle multi linguistiche dell\u2019opera.<br \/>\nL\u2019opera di Nitsch in tal modo diventa il parametro per documentare l\u2019importanza storicamente innovativa del grande artista austriaco e nello stesso tempo evidenziare l\u2019afflato wagneriano della sua opera.<br \/>\nCon i suoi dipartimenti il museo acquista una funzione pedagogica per niente scolastica, semmai segnala il bisogno di nuove strutture capaci di formare un diverso gusto collettivo, complesso e ricco di sconfinamenti verso altri campi della ricerca e non soltanto artistica.<br \/>\nInteressante \u00e8 la collocazione di questa struttura privata con funzione pubblica nel contesto della citt\u00e0 di Napoli, che pu\u00f2 trovare proprio nell\u2019arte un campo di irradiazione e proliferazione di nuove energie sociali e culturali. In definitiva la Fondazione Morra \u00e8 contro ogni intrattenimento puramente spettacolare dell\u2019arte e per questo parte gi\u00e0 armata di una tattica e di una strategia. Il momento tattico \u00e8 costituito dai diversi eventi e scadenze espositive riguardanti l\u2019opera di Nitsch e di altri artisti.<br \/>\nQuello strategico \u00e8 costituito da un disegno ampio che vuole investire il tessuto sociale entro cui \u00e8 collocato il museo e della citt\u00e0 entro cui \u00e8 collocato il quartiere.<br \/>\nIn definitiva il Museo Archivio Laboratorio vive un suo doppio sogno, un corto circuito tra illuminismo e romanticismo: formare una nuova coscienza e una nuova conoscenza del mondo e<br \/>\nnello stesso tempo potenziare a livello polisensoriale una nuova antropologia dell\u2019uomo.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":0,"template":"","class_list":["post-1433","testi_critici","type-testi_critici","status-publish","hentry"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.museonitsch.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/testi_critici\/1433","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.museonitsch.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/testi_critici"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.museonitsch.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/testi_critici"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.museonitsch.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1433"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}