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SUMMARY:IL TEATRO DELLE ORGE E DEI MISTERI 3 giorni del 6-tage spiel 160.aktion
DESCRIPTION:lo spettacolo dei 6 giorni dell’o.m. theater vuole essere la più grande e importante celebrazione dell’umanità […] è allo stesso tempo una festa popolare e un mistero dell’esistenza portato alla coscienza. la festa dell’o.m. theater non ha altro fine che la glorificazione mistica del nostro esserci. la festa conduce ad un’esistenza piena realizzata da persone che si avvicinano al sé. […]  \nl’intero corso della vita è condensato in un’esperienza mistica. l’intensità estatica dell’esistenza deve diffondersi in tutti gli ambiti dell’essere nella vita quotidiana. un mondo invaso da un’allegra giovialità dovrebbe permetterci un’immersione serena in tutte le possibilità di godimento. tutti i sensi devono essere intensificati e sensibilizzati. l’estrema sublimazione dell’eccesso è l’impeto di vitalità intensamente sentita che si diffonde in noi fino al gioioso rapimento dello stato di amore altruistico. l’amore non è inteso come un comandamento ma come uno stato\, come lo stato più alto dell’esistenza\, come la condizione dell’essere. l’amore è la mistica dell’essere diffusa in tutta la vita. \nHermann Nitsch \n  \nDa sempre il desiderio di Hermann Nitsch è stato avere la sede del suo O.M. Theater nel castello di Prinzendorf. Rita Nitsch sta perseguendo questa richiesta anche attraverso la realizzazione del 6-tage spiel 160.aktion. \nI giorni 1 e 2 di questa seconda versione dei 6 giorni sono stati rappresentati nel Luglio 2022; il terzo giorno\, dedicato a Dioniso\, dio del vino\, della gioia\, dell’uva\, della fertilità e dell’estasi\, è stato realizzato la domenica di Pentecoste 2023. Rita Nitsch ha compiuto il desiderio dell’Artista\, scomparso nell’Aprile 2022\, con l’aiuto di Andrea Cusumano\, Leonhard Kopp e Frank Gassner\, coordinando più di 60 attori e oltre 100 musicisti. \nQuest’anno\, dal 7 al 9 Giugno 2025\, si terrà l’ultima parte: l’esecuzione di 3 giorni del 6-tage spiel 160.aktion. \nIl compimento della vita dovrebbe essere una celebrazione e lo spettacolo dei 6 giorni del Teatro delle Orge e dei Misteri dovrebbe essere la più grande celebrazione dell’umanità! \nIl Teatro è il castello di Prinzendorf\, ogni ambiente interno e il paesaggio circostante\, incluse le cantine del Weinviertel\, l’area del Vino della Bassa Austria. \nhttps://www.nitsch-foundation.com/news/das-6-tage-spiel-2025/
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SUMMARY:AZIONE DEI 6 GIORNI performance del 3 giorno “il giorno di dioniso"
DESCRIPTION:HERMANN NITSCH\nDAS ORGIEN MYSTERIEN THEATER\nAZIONE DEI 6 GIORNI\n160b.aktion \nperformance del 3 giorno “il giorno di dioniso“\nDomenica di Pentecoste\, dall’alba del 28 maggio 2023 all’alba del 29 maggio 2023\nCastello di Prinzendorf e campagna circostante\, Austria \n3 giorno\nIL GIORNO DI DIONISO\nSCHERZO\nECCESSO COMANDATO \nil terzo giorno affronta il mito del dio dioniso\, l’archetipo di dioniso e la frase DIONISO CONTRO IL CROCIFISSO. dioniso è il dio della dissoluzione del mondo e della rinascita\, della resurrezione della carne. egli è il crocifisso\, lacerato e risorto. le rovine e le rinascite dei mondi pulsano attraverso la sua carne. il big bang che si ripete all’infinito ha la sua fonte nella vitalità del suo corpo. tutta la vita repressa e non vissuta deve essere rivolta verso l’esterno. vogliamo invocare gli abissi della natura che si trovano in noi\, che ci determinano\, risvegliandoci nell’eccesso. i partecipanti sono invitati a bere. processione attraverso i campi e le vigne. la musica viene suonata dappertutto. una gioia ebbria e disinibita. \nBiglietti e informazioni: \nquota di partecipazione: € 350\,00\nbiglietti early-bird per prenotazioni fino al 5 maggio 2023: € 300\,00\nmembri del verein zur förderung des o.m. theaters: € 175\,00\ncon almeno 3 anni di appartenenza attiva (cioè con pagamenti continuativi della quota annuale\, esclusi i soci onorari) \nFONDAZIONE NITSCH\, Hegelgasse 5\, 1010 Vienna\nTel +43 1 513 55 30 | office@nitsch-foundation.com\nwww.nitsch-foundation.com/en/6-day-play
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SUMMARY:HERMANN NITSCH – BAYREUTH WALKÜRE E RELITTI 158.aktion
DESCRIPTION:Il Museo Archivio Laboratorio per le Arti contemporanee Hermann Nitsch di Napoli\, in collaborazione con il Nitsch Museum di Mistelbach e la Nitsch Foundation e con il supporto del Goethe-Institut Neapel\, rinnova totalmente il suo allestimento per il biennio 2022-2024 presentando il corpus di opere: Hermann Nitsch – BAYREUTH WALKÜRE E RELITTI 158.aktion. L’esposizione inaugurerà sabato 22 ottobre alle ore 18.00 proponendo al pubblico un dialogo inedito tra un’ampia selezione di opere della malaktion walküre e i relitti dell’ultima azione diretta dall’ artista austriaco a Napoli. \nIl primo nucleo di opere presentate per le sale del piano terra del Museo provengono dalla imponente azione pittorica realizzata da Hermann Nitsch come evento scenico per il concerto della “Walküre” di Richard Wagner al Festival di Bayreuth\, nell’estate del 2021. \n“vorrei realizzare una malaktion (azione pittorica) con i colori dell’intero spettro dell’arcobaleno\, versati e spalmati\, cercheranno di competere in senso positivo con gli splendidi colori della musica di wagner. i processi di pittura devono essere come la musica. i suoni diventano i colori. l’artista rende manifesto se stesso nel processo pittorico. sente la sostanza dei colori. il liquido\, il melmoso\, la pastosità di densa pittura. versa\, schizza\, sporca\, insudicia la superficie del quadro e impasta la sostanza del colore” scriveva per l’occasione Hermann Nitsch (Vienna 1938 – Mistelbach 2022). “sin dalla mia giovinezza ho amato l’opera di wagner. il suo obiettivo era l’opera d’arte totale\, che si sperimenta attraverso tutti i sensi.  è sempre stato il mio maestro”. \n“L’opera d’arte totale proposta da Nitsch – scrive Lorenzo Mango in un approfondito saggio che accompagna la mostra – vive della memoria wagneriana ma va oltre di essa. Nel Teatro delle orge e dei misteri è determinata dall’esperienza\, dal contatto con il vitale nella sua forma più assoluta e primigenia\, dal dato sensoriale\, dalla sensualità della condizione spettacolare”.  In tal senso Nitsch non si limita a scenografare la Valchiria\, ma esercita\, nello svolgersi dell’azione\, quel processo di intensificazione ed espansione dell’esperienza sensibile che costituisce il fondamento dell’Orgien mysterien theater. L’esperienza di Bayreuth sarà restituita attraverso videoproiezioni\, materiale documentale e fotografico e una selezione di disegni del Maestro. \nIn dialogo con le grandi tele pittoriche\, saranno per la prima volta esposti al pubblico i relitti e i documenti della 158.aktion\, l’ultima guidata da Nitsch. Di questa azione il Maestro austriaco ha riconosciuto anzitutto l’importanza\, per dinamismo e intensità\, della composizione “Sinfonia Napoli” – parte integrante dell’evento\, eseguita dall’Orchestra Scarlatti con la direzione di Andrea Cusumano – attraverso la quale\, nel settembre 2020\, ha voluto festeggiare Giuseppe Morra e la città\, in occasione del dodicesimo anniversario del suo Museo-Laboratorio partenopeo
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LOCATION:Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch\, Vico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli\, 80135\, Italia
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SUMMARY:160.aktion das 6-tage-spiel 2022
DESCRIPTION:HERMANN NITSCH\nOrgien Mysterien Theater\n160.aktion\ndas 6-tage-spiel 2022 – 2. Fassung (lo spettacolo dei 6 giorni 2022 – seconda versione)\n30 – 31 luglio 2022\nAtelier Hermann Nitsch Prinzendorf Austria \nlo spettacolo dei 6 giorni dell’o. m. theater è un’opera in evoluzione. tutto quello che ho realizzato\, la mia pittura d’azione\, tutte le mie azioni di performance\, la mia musica\, sono state tutte precursorie di un’opera infinita. nel 1998 sono riuscito a realizzare una possibile versione dello spettacolo dei 6 giorni nel teatro delle orge e dei misteri a prinzendorf. nel 2022 desidero eseguire un’altra versione dello spettacolo dei 6 giorni. la musica\, estesa nei suoni dell’organo e intensificata nella musica delle sfere\, sta diventando ancor più essenziale.\nHermann Nitsch \nVentiquattro anni dopo la prima realizzazione dello spettacolo dei sei giorni (1998)\, quest’estate l’opera d’arte totale è ancora una volta condensata in un’interazione concentrata di tutte le sue componenti. È il desiderio di Hermann Nitsch (*29 agosto 1938 a Vienna; Ϯ 18 aprile 2022 a Mistelbach) che il suo spettacolo dei 6 giorni sia eseguito quest’anno nella nuova versione.\nLe rappresentazioni del primo e secondo giorno avranno luogo il 30 e 31 luglio 2022. Rita Nitsch sta esaudendo il desiderio postumo dell’artista\, supportata dal gruppo principale di Andrea Cusumano (direzione musicale)\, Leonhard Kopp e Frank Gassner. Gli altri quattro giorni saranno realizzati nei prossimi anni. \nIl Teatro delle Orge e dei Misteri\nL’idea di Hermann Nitsch per uno spettacolo d’azione della durata di sei giorni e sei notti risale al 1957. A quel tempo a lavoro con il medium della letteratura\, l’artista\, influenzato dai tentativi di Richard Wagner e Alexander Skrjabin per realizzare un’opera d’arte totale\, ha immaginato il proprio teatro d’azione\, orientato sull’esperienza sinestetica che assorbe tutti e cinque i sensi: il Teatro delle Orge e dei Misteri.\nLa durata è un’analogia con la storia della creazione ed è concepita come un’estensione di tutte le opere d’arte monumentali. Quindi\, tutte le azioni del teatro o. m. eseguite fin dai primi anni 1960 devono essere comprese come porzioni realizzate dello spettacolo dei 6 giorni.\nOrgien Mysterien Theater è un progetto artistico. Oltre alla forma visiva\, la musica svolge un ruolo cruciale. Il percorso dello spettacolo segue un concetto sinfonico. L’arena dell’azione è l’area circostante il castello di Prinzendorf\, incluse tutte i suoi ambienti e spazi\, nonché la campagna circostante del Weinviertel nella Bassa Austria. \nLe informazioni sul metodo di partecipazione sono disponibili all’indirizzo\nhttp://www.nitsch-foundation.com/the-6-day-play-2022 \nL’opuscolo dello spettacolo dei 6 giorni è disponibile all’indirizzo\nhttps://www.nitsch-foundation.com/wp-content/uploads/2022/04/6TS_2022_July_30-31_web.pdf
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SUMMARY:Hermann Nitsch – Being
DESCRIPTION:﻿﻿ \nHermann Nitsch\, “Risurrezione”\, in “Essere. Teorie dell’Orgien Mysterien Theaters”\, trad. it. Claudia Manetta\, Napoli\, Edizioni Morra\, 2010 (stralci brevi dall’edizione originale STYRIA Edizioni). \nVoce narrante: Antonello Cossia\nUn video realizzato dallo staff di @virto360
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SUMMARY:Economies of living. Video art from Croatia
DESCRIPTION:Attraverso il lavoro di 6 artisti\, lo screning Economies of Living presenta uno spaccato della produzione di video arte made in Croatia intorno al tema dell’economia e intrinsecamente al medium stesso delle immagini in movimento.\n\nMilijana Babić Working day Documentazione video della performance\, 2011 \nDrako Fritz Zagreb Confidential – Imaginary Futures Film sperimentale\, 13′ 30”\, 2015 \nIgor Grubić How Steel Was Tempered  Animazione in 2D\,12’40”\, DCP\, 2018 \nAna Hušman Lunch Video color PAL\, 4:3\, 16mm trasferito a BETA\, 16’40’’\, 2008 \nMarko Marković Sharpening Documentazione video della performance\, 12′ 04”\, 2012 \nRenata Poljak Porvenir video installazione ad un canale 12′\, 16:9\, 2019 \nSaranno presenti gli artisti Marko Markovic e Igor Grubic \nAttraverso il lavoro di 6 artisti\, lo screning Economies of Living presenta uno spaccato della produzione di video arte made in Croatia intorno al tema dell’economia e intrinsecamente al medium stesso delle immagini in movimento. La parola ecomonia – dal greco oikos /casa e  nomos / legge – è affrontata nei sei lavori esposti in accezioni diverse relative sia alla sfera più intima che a quella collettiva\, in una micro dimensione nell’ambito del quotidiano e macro in uno scenario pubblico urbano. \nDa un approccio cinematografico alla graphic animation passando per la documentazione performativa fino all’ animazione\, Ecomonies of Living restituisce la ricchezza delle sperimentazioni in campio visivo di un’area artistica estremamente prolifica dell’Est Europa. \nEconomies of Living\, a cura di Adriana Rispoli e Karla Pudar\, è la seconda collaborazione tra la Fondazione Morra di Napoli e la ONG Domino Project di Zagabria dopo l’evento Smashing the Myth del 2018 ed è supportata dalla Città di Zagabria. \nPROGRAMMA\nMilijana Babić\nWorking day\nDocumentazione video della performance\, 2011 \nL’azione Working Day pone in essere la situazione problematica in cui si trovano molti artisti freelance in Croazia quando si tratta di mera esistenza\, e mette in discussione lo stato di artisti freelance nella nostra società. Il titolo del progetto evidenzia ironicamente l’insufficienza della nostra professione all’interno della quale non è possibile sopravvivere\, a causa del fatto che il nostro lavoro è a malapena pagato e il mercato dell’arte contemporanea non esiste. In altre parole\, lavoro e compenso non sono nello stesso pacchetto. Con l’atto simbolico di scavare nei cassonetti dei rifiuti\, alla ricerca di spazzatura rimborsabile\, indossando una maglietta con il logo dell’ Associazione Artisti Freelance Croati\, questo lavoro mira ad aggiungere gli artisti freelance nella crescente lista dei socialmente a rischio – accanto a senza tetto\, pensinati e disoccupati… \nMilijana Babić (Rijeka Croazia) artista che lavora con installazioni\, performances e azioni artistiche. Ha una laurea in belle arti all’Institute of Technology di Durban\, Repubblica del Sud Africa\, e un master all’Accademia di Belle Arti e Design di Ljubljana\, Slovenia. Collabora da molto tempo con il festival City of Women in Ljubljana. Tra il 2007 e il 2014 ha lavorato come socio all’Accademia di Arti Applicate a Rijeka. È membro dell’associazione di artisti Delta 5 a Rijeka. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo. \nDrako Fritz\nZagreb Confidential – Imaginary Futures\nFilm sperimentale\, 13′ 30”\, 2015 \nIl video esplora le visioni del futuro rappresentate attraverso lo sviluppo urbano. Nella sua essenza\, può essere considerato come una forma di struttura temporale e come tale mette in discussione non solo la visione del futuro su un esempio realistico della Nuova Zagabria ma anche la struttura del film stesso. \nDarko Fritz è artista\, curatore indipendente\, ricercatore e graphic designer. È nato nel 1966 in Croazia\, e attualmente vive e lavora ad Amsterdam\, Zagabria e Korčula. Il suo lavoro colma il divario tra la pratica dell’arte contemporanea e la cultura dell’arte mediale. È fondatore e programmatore de La Grey Area – spazio di arte contemporanea e mediale dal 2006. \nIgor Grubić\nHow Steel Was Tempered\nAnimazione in 2D\,12’40”\, DCP\, 2018 \nUn padre porta suo figlio in una fabbrica abbandonata dove un tempo lavorava. L’edificio è stato a lungo ridotto come simbolo fatiscente del nuovo sistema. Tuttavia\, lo spazio sarà rapidamente portato in vita da scene registrate di solidarietà dei lavoratori\, che ispireranno un piccolo gesto di ribellione. Quell’atto simbolico si trasformerà in un momento di catarsi e ristabilirà il rapporto tra padre e figlio. Il film è stato presentato al Padiglione Croato alla Biennale di Venezia 2018. \nIgor Grubić è attivo come artista multimediale a Zagabria fin dai primi anni Novanta\, realizzando fotografie\, video e azioni site-specific. I suoi interventi nello spazio pubblico\, insieme alle opere video\, esplorano le situazioni politiche passate e presenti\, attraversando il tessuto della realtà. Grubić ha partecipato a numerose importanti mostre internazionali tra cui Manifesta 4 (Francoforte\, 2002); Manifesta 9 (Genk\, 2012); Mumok (Vienna\, 2009); 11. Biennale di Istanbul (2009); 4. Fotofestival Mannheim Ludwigshafen\, Heidelberg (2011); East Side Stories\, Palais de Tokyo (Parigi\, 2012); Gwangju Biennale (2014); Zero Tollerance\, MOMA PS1 (New York 2014); Degrees of Freedom\, Mambo (Bologna\, 2015); Heavenly creatures\, MG+MSUM (Lubiana\, 2018); The Value of Freedom\, Belvedere 21 (Vienna\, 2018). Ha rappresentato la Croazia alla 58° Biennale di Venezia. \nAna Hušman\nLunch\nVideo color PAL\, 4:3\, 16mm trasferito a BETA\, 16’40’’\, 2008 \nLe regole del comportamento corretto trovate nei libri di etichetta si presentano per favorire la comunicazione e aiutare le persone a caprisi l’un l’altro. Affermano inoltre di aiutarci ad impegnarci socialmente con maggiore facilità e fiducia in noi stessi. Queste regole si imparano dalla nascita\, che è l’unico modo per noi di interiorizzarle completamente. il film tratta delle abitudini di mangiare e bere – in particolare durante il pranzo\, come mangiare insieme sia il luogo centrale in cui mostriamo agli altri il nostro modo di nutririci e la nostra finezza. \nLa pratica di Ana Hušman smonta le strutture e le trame degli elementi cinematografici attraverso film\, installazioni\, libri\, suoni\, immagini e testi. La Hušman sperimenta le possiblità di animazione\, metodi cinematografici documentari e immaginari e le possiblità della voce registrata e la sua articolazione. Il suo processo creativo mette in discussione e gioca con le posizioni del soggetto professionista e amatoriale della performatività\, con il mezzo stesso e le strutture che dettano e producono modelli di comportamento. È docente presso il Dipartimento di Animazione e New Media dell’Accademia di Belle Arti di Zagabria\, cofondatrice dell’organizzazione di film documentari RESTART\, dove da molti anni organizza programmi di formazione cinematografica per bambini e giovani. \nMarko Marković\nSharpening\nDocumentazione video della performance\, 12′ 04”\, 2012 \nLa performanace Sharpening si è tenuta alla 44 Wall Street nel prima barricata del posto di blocco della polizia della zona di siurezza nel distretto finaziario\, NYC. Nella performance l’artista affila due coltelli l’uno contro l’altro dando un chiaro messaggio. In questa performance l’artista ha portato le armi in una zona di sicurezza a Wall Street\, L’atto di creare una performance in un campo così contro-difensivo di fronte al „loro“ campo difensivo (la barricata)\, montata a protezione della zona di sicurezza. Questo tipo di protezione creato da chi sta più in alto minaccia e limita la libertà di parola\, movimento e azione. Due mesi dopo la performance\, ad agosto dello stesso anno a Time Square New York la polizia ha sparato e ucciso un uomo con 12 pallottole. L’uomo è stato ucciso perché in possesso di un arma\, un coltello. \nMarko Markovic nasce nel 1983 a Osijek\, in Croatia e vive a Vienna. Si laurea in pittura all’Accademiad’Arte di Split nel 2007 nella classe del professore Gorki Žuvela. Ha anche studiato l’utilizzo di diversi media: video\, installazioni\, ambienti\, performance e happening. Nei suoi lavori suole animare ed includere il pubblico e/o gli altri partecipanti come espressione del medium. E’ fondatore e membro della formazione flessibile Adistia\, un gruppo di persone che opera nelle attuvità performative come un gruppo artistico\, una comunità di artisti o un’organizzazione. Ha partecipato a numerose mostre\, workshop e festival sia in Croazia che all’estero. \nRenata Poljak\nPorvenir\nvideo installazione ad un canale 12′\, 16:9\, 2019 \nSognando terre migliori\, di generazione in generazione\, a causa della povertà\, della fame e delle guerre\, navighiamo lungo i mari. La geografia è il destino. I nostri corpi conservano le memorie dei nostri avi? I ricordi della nostra fuga in cerca di terre migliori sono impresse nei nostri corpi? Porvenir in spagnolo significa futuro. Porvenir è l’unica città nella Tierra del Fuego\, nelle profondità della Terra\, fondata dagli immigrati croati all’inizio del ventesimo secolo. \nRenata Poljak è artista visuale originaria di Split\, Croazia e attualmente vive a Parigi. Il suo lavoro è composto da media differenti: foto\, neon\, istallazioni\, video e film. L’artista esplora il disordine politico e la violenza che caratterizza la regione dei Balcani fin dagli inizi degli anni novanta e le raminifazioni dei cambiamenti ad essi connessi nella vita degli emigrati verso l’Europa Occidentale. Nel 2002 ha vinto il premio ArtsLink come artista in visita al San Francisco Art Institute\, nel Quartiere dei Musei a Vienna tra il 2004 e il 2008 è stata selezionata nel programma di residenza Arte Generale a New York\, mentre nel 2010 è stata seleziona per l’ArtOmi. I lavori di Renata sono stati presentati ovunque\, in personali o collettive\, nelle biennali e nei film festival. L’artista ha ricevuto diversi premi tra cui il Golden Black Award per miglior cortometraggio al Black Box Festival di Berlino nel 2006. Nel 2010 una selezione dei suoi video e film sono stati mostrati al Centre George Pompidou Parigi.
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SUMMARY:INDEPENDENT FILM SHOW 19° Edition
DESCRIPTION:Independent Film Show 19 edition\, tra le più innovative rassegne internazionali di experimental film in Italia\, dal 2001 coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale in collaborazione con Fondazione Morra\, si costruisce attorno alle ricerche dei filmmakers totalmente liberi di sperimentare modi e approcci per generare delle complesse immagini accomunate da un’accentuata propensione alla genialità creativa. Questa intensa modalità di ricerca è il risultato di scelte ingegnose che instillano un’alternativa al vedere e valutare gli intricati codici che fluiscono sullo schermo e nella mente; l’experimental film provoca sinestesie potenti nei nostri recettori sensoriali e per questo gli eventi dell’Independent Film Show si ammirano\, si percepiscono\, ci avvolgono… fino alla meditazione. Questa possibilità immersiva di stabilire un contatto diretto con le idee filmiche indipendenti è l’intenzione di Independent Film Show: delle esperienze percettive inusuali attendono il pubblico che per tre giorni si inoltra per dei territori inesplorati\, fruendo le vecchie e le nuove pratiche di impressione della pellicola filmica e le innovazioni dei media digitali. \nCome le stelle si mostrano quando il sole è tramontato\, così le potenti forze di questi film si rivelano quando il corpo e la mente varcano la soglia del minimamente percettibile\, affinando i modi di osservazione e oltrepassando i limiti del visibile. \nNon distogliere lo sguardo\, ciò che stiamo guardando ora sarà diverso la prossima volta\, stiamo per assistere a qualcosa di veramente vivo e spontaneo… \n  \n\nGiovedì 27 giugno nella selezione Intuitive imagination a cura di Raffaella Morra una sequenza di differenti sollecitazioni guida l’osservazione in un movimento innovatore per variare e ampliare le visualizzazioni del mondo\, scivolando fuori degli stabili confini sensoriali: Insolite di Maya Schweizer raccoglie insieme delle immagini del Vesuvio di oggi e dell’ultima eruzione nel 1944; per Prádelna di Alexandra Moralesová il materiale girato durante le prove dell’opera teatrale Marat/Sade è utilizzato come pretesto per esaminare il meccanismo del teatro e il suo potere di purificazione; Fran di Georgy Bagdasarov esplora la trasformazione della pellicola 16mm mentre il protagonista si dissolve nel paesaggio; Kairos di Stefano Canapa è un film poetico di danza ambientato in un’isola del Mediterraneo in cui pellicola-natura-corpo producono una coreografia materiale interconnessa;nel film Osmosis di Bradley Eros l’elementale\, l’effimero e il costruito si compongono in una performance per immagini triple; in From end to end di Peter Conrad Beyer con tre proiettori 16mm l’opposizione strutturale della natura e della civiltà genera un processo di confronto e unificazione in un’atmosfera apocalittica incline al caos. \nDegli esercizi di diversa natura per due dia-proiettori\, due otturatori\, due performers\, dei giocattoli ottici\, una voce e un pubblico: la performance There must be some way out of here di Alexandra Moralesová e Georgy Bagdasarov si ispira alle riflessioni della conoscenza umana sulla visione e sull’immagine in movimento. La visione umana è situata nel proprio corpo fisico ma conduce l’umano fuori da sé e lo connette al mondo esterno; vedere le immagini in movimento così come ascoltare una melodia è una coincidenza delle capacità fisiologiche e mentali. L’immagine in movimento è un costrutto che richiede di essere decostruito e ricostruito di nuovo\, se non altro per il piacere che procura. \nVenerdì 28 giugno il programma Film is ritual a cura di Sabina Maselli campiona una piccola selezione di film 16mm di filmmakers Australiani che lavorano in forma sperimentale utilizzando le elaborazioni a mano\, membri del laboratorio Artist Film Workshop di Melbourne. Film is ritual suggerisce che l’approccio molto pratico del fare film (stratificazione\, mascheratura\, ripetizione) penetra lo stesso materiale\, lasciando un’impronta personale e fisica su ciascun film. \n‘satellite’ di Sabina Maselli con due proiettori 16mm e l’audio dal vivo di Erkki Veltheim è un rituale filmico che performa la frattura del sé e la sua dispersione nell’ambiente mediante l’atto del girare e alterare il tempo. Tramite l’azione ripetitiva (sia della cinepresa che del corpo) può verificarsi una trasformazione animista: una fusione del corpo femminile e di quello celestiale. Il doppio film è accompagnato da una traccia sonora composta dal vivo da Erkki Veltheim\, un singolo frammento di una voce femminile è replicata e modulata\, ruotando intorno all’immagine a diverse velocità. \nIn prima visione italiana il video di Ken e Flo Jacobs Nervous Magic Lantern: Chaos is Order Misunderstood accompagnato dall’audio mixato dal vivo di Michael J. Schumacher. Nervous Magic Lantern è un dispositivo di proiezione inventato da Ken Jacobs nel 2000\, e con l’aiuto di sua moglie Flo da allora ne ha dato delle performance pubbliche: con una meccanica semplice che poteva esser inventata secoli prima del cinema si crea un’illusione della profondità ancora più pronunciata quando guardata con un solo occhio. \nSabato 29 giugno i film in Mystical spaces a cura di Raffaella Morra possono funzionare come macchine per alterare lo spazio-tempo\, per trasferire il fruitore in un’esperienza intrisa di dinamiche fantastiche; questi viaggi sono degli accessi ultraterreni verso luoghi mistici che emanano un’essenza animistica del cosmo\, come un potere spirituale che può influenzare il nostro benessere: in Alétheia di Enrico Mandirola delle montagne in Colombia disegnano un nuovo orizzonte frammentato; Pablo Mazzolo in The Quilpo dreams waterflows filma il sacro santuario dei Comechingón in Argentina; Inger Lise Hansen nel video TÅKE osserva lo spettacolo della nebbia attraverso diversi formati filmici e digitali; HERMAN(N)è una strada di Berlino con la reputazione di un posto pericoloso eppure Deborah S. Phillips la vede attraverso la luce dorata di tarda estate come un luogo invitante; Not (a) part di Vicky Smith è concepito in relazione al rapido declino delle api con un’elevata ricorrenza al film fatto a mano; Dervish Machine di Bradley Eros e Jeanne Liotta è il posto per sperimentare l’impermanenza… e per far festa con l’immagine non fissata. \nIn Your Eyes Are Spectral Machines Luis Macías materializza la semplice illusione dell’immagine in movimento maneggiando degli oggetti davanti alla luce dei proiettori\, una creazione cosmica al centro dello schermo avvolta da ondulazioni luminose pulsanti. Il movimento prodotto da Macías è una combinazione alchemica di più livelli di luce\, ritoccati attraverso il fuoco e le dissolvenze dei proiettori e diaproiettori\, che creano delle forme fugaci di visioni mutevoli. \nTel.+39 081 5641655
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SUMMARY:L'incantesimo della soglia. Avanguardie musicali a Napoli
DESCRIPTION:“Incantesimo della soglia” è\, per Walter Benjamin\, ciò che attrae all’ingresso\, sospinge all’entrata. La soglia è metafora dei nuovi templi della contemporaneità\, occasione topografica\, residuale\, di conoscenza. \nL’attraversamento estetico è ragione di sopravvivenza e resistenza per quanti\, ancora\, producono arte\, musica\, poesia\, dacché la porta rappresenta l’accesso desiderante che elimina i limiti e “trasforma colui che passa sotto la sua volta”. Una accezione prospettica\, non solo psicologica\, che invita al cammino. \nIl progetto si configura\, pertanto\, come iniziativa di formazione\, conoscenza e introduzione a quelle avanguardie musicali che – a partire dalla Napoli degli anni Settanta – ancor oggi risultano produttive di effetti e ricadute in prassi dell’agire; si parla di musiche e azioni artistiche in grado di ‘sostenere il tempo’ e di coinvolgere Istituzioni\, teatri\, giovani\, docenti. \nIl focus de L’incantesimo della soglia verrà puntato sul noto\, ma anche sul rizomatico\, su movimenti sommersi o fortemente legati a territori vivi della cultura attuale; e ancora: su scelte di silenzio o su temi esportati anche all’estero; su produzioni discografiche (il cofanetto omonimo “L’incantesimo della soglia”\, con i dischi di Cilio\, Montagano\, Fels e De Simone verrà presentato a chiusura degli incontri); su attività teoriche (con la rivista di musiche contemporanee Konsequenz) e performative. \nL’incantesimo della soglia si terrà il 4 e 5 aprile\, a partire dalle 17\, al Museo Hermann Nitsch\, Fondazione Morra – Vico Lungo Pontecorvo 29/d in due momenti retrospettivi di confronto tra forme musicali plurime\, con una proposta guidata di esecuzioni live\, documenti inediti\, e con gli interventi dei protagonisti di una stagione unica per creatività e produzione. \nL’auspicio: trasferire – nel tempo – questo archivio di memorie ai più giovani\, favorendo l’attraversamento desiderante dell’arte musicale. \nMusiche live\, filmati\, documenti elettronici di \nLuciano Cilio – Eugenio Fels\nGabriele Montagano – Girolamo De Simone \nVerranno coinvolti giovanissimi esecutori che affronteranno\nle opere degli Autori in loro presenza. \n  \nGiovedì 4 aprile 2019\, ore 17\,00\nMuseo Hermann Nitsch\, Fondazione Morra – Vico Lungo Pontecorvo 29/d \nGelsomina Astarita\, Angelo Greco\, Edoardo Ottaiano\, Maria Porta\, Andrea Riccio\, Michele Rossi\, Andrea Russo\, Lucilla Stano\, Carmen Testa\, Andrea Valentino. \nIn geometrie d’ensemble: Iolanda Angrisano\, Manuel D’Aniello\, Dario De Rosa\, Domenico Di Francia\, Andrea Negri\, Fabrizio Rosiello\, Alessandro Silvestro. \nSi ringraziano\, per la grata partecipazione\, i Maestri e gli Allievi del Conservatorio del Liceo Musicale “Margherita di Savoia” di Napoli. \n  \nVenerdì 5 aprile 2019\, ore 17\,00\nMuseo Hermann Nitsch\, Fondazione Morra – Vico Lungo Pontecorvo 29/d \nEugenio Fels\, Umberto De Lucia\, Gianluca Di Perna\, Ivan Gira e numerosi altri interpreti. \nPresentazione del cofanetto discografico “L’incantesimo della soglia”\, collana ‘Nastri ritrovati’ – Konsequenz 2019 \nA seguire\, rinfresco a cura dello chef Vincenzo Corcione \nPer i documenti video e audio\, anche da bobine inedite\, si ringraziano Eugenio Fels\, Gabriele Montagano\, Girolamo De Simone e Michele Liguori. Le foto utilizzate per le brochure e i manifesti sono di Amedeo Benestante – copyright Fondazione Morra. \nSi ringraziano\, altresì\, per la grata partecipazione\, i Maestri e gli Allievi del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. \nAbstract dal programma \n  \nLUCIANO CILIO \nDialoghi del presente (Versione alternativa) \nTrio di fiati\, inedito dalla bobina “I nastri ritrovati” prima assoluta \n  \nEUGENIO FELS \nAlkèmia \nCanto nella notte \nChanson \n  \nGABRIELE MONTAGANO \nEvento \nPreludio \nMetafore I \n  \nGIROLAMO DE SIMONE \nTre aforismi \nBordone \nPianocloud
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SUMMARY:Tre caleidoscopi giganti
DESCRIPTION:Tre caleidoscopi giganti\na cura di\nDNA Maratea Contemporanea\nin collaborazione con la Fondazione Morra \nSABATO 19 GENNAIO 2019 ore 12.00\nMuseo Hermann Nitsch\nTerrazza dei profumi e dei colori\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare Tre caleidoscopi giganti\, un evento organizzato da DNA Maratea Contemporanea in collaborazione con la Fondazione Morra per la cerimonia inaugurale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.\nIl terrazzo del Museo Hermann Nitsch diventa il luogo ideale per ampliare lo sguardo su tutto quello che rappresenta la storia culturale della Basilicata dentro e fuori la storia dell’Italia e dell’Europa. \nI Caleidoscopi del titolo sono apparecchi fantastici\, nei cui tubi si nascondono riflessi multipli di immagini\, spesso simmetriche\, tratte dai colori del logo di Matera 2019\, che rompono lo spazio visivo perché capaci di moltiplicare le forme. Il risultato sono figure che raccontano avvicendamenti fantastici a cui è possibile associare figure e paesaggi che riconducono ai tanti attraversamenti che i luoghi e la loro storia rendono finalmente visibile agli occhi dei visitatori. \nCon il titolo e il riconoscimento europeo di Capitale della Cultura\, Matera\, insieme al territorio della Basilicata e del Mezzogiorno\, mostra una possibile empatia della Resilienza del Capitale naturale con quello culturale. Questa nuova immagine del territorio\, ricca di potenziale\, ci dice che l’Europa non è né lontana\, né nemica\, ma che è anch’essa resiliente quanto necessario\, almeno in occasione di questo evento. \nIl caleidoscopio (dal greco καλειδοσκοπεω\, “vedere bello”) moltiplica i luoghi della città per far leggere la prospettiva visiva che da Matera si allarga a tutto il territorio della Macroarea Europea del Mediterraneo: finalmente la governance orizzontale tra le istituzioni appare come strategia del possibile\, nonostante la malinconia civile sia ancora in campo. \nLo spazio delle utopie e delle distopie previsto dal logo si trasforma in spazio delle utopie desiderate\, cioè del futuro aperto realizzabile. \nLa morfologia dei Sassi\, lascia spazio alla geomorfologia dell’intera Basilicata che appare come Terra Madre\, un femminile che diventa visibile mettendo in orizzontale la tradizionale mappa della geografia fisica. \nAi colori della geomorfologia è possibile aggiungere i colori della geografia scritta dalla Natura e a queste due mappe sovrapporre quella scritta dalla storia culturale dell’umanità. \nIl Caleidoscopio su Matera ci dice che l’economia da sola non basta e la resilienza della Comunità Europea che verrà è ancora più importante\, perché detta il tempo dell’incontro necessario tra diversità territoriali che la storia ha reso mosaico multiplo delle regioni di un’Europa a civiltà plurale. Questa si mostra ancora bella perché la resilienza del Capitale Culturale a Matera è dentro la storia del Potenziale Naturale e la geografia scritta dai popoli è qui ben visibile. \nL’evento è a cura di Pasquale Persico\, Mimmo Longobardi e Pompeo Limongi. \nSul Terrazzo del Museo Nitsch la cuoca napoletana Teresa Iorio offrirà per l’occasione una degustazione sorprendente di una pietanza napoletana. \nLa Società Italiana Design della comunicazione visiva\, protagonista a Matera\, vorrà guardare dal Caleidoscopio del Museo i colori della città gemella di Matera\, Plovdiv\, che dalla Bulgaria festeggia anch’essa l’anno europeo della cultura.  
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SUMMARY:Mario Costa. L’uomo fuori di sé
DESCRIPTION:MARIO COSTA. L’UOMO FUORI DI SÉ\nMiniconvegno a partire da un libro\nmartedì 18 dicembre 2018\nore 17:30 \nMUSEO HERMANN NITSCH\nSala conferenze\nVico Lungo Pontecorvo 29/d\, Napoli \nIngresso libero \nINTERVERRANNO\nMario Costa\nVincenzo Cuomo\nMaria D’Ambrosio\nMatteo D’Ambrosio\nFilippo Fimiani \nIl Museo Hermann Nitsch è lieto di ospitare il miniconvegno Mario Costa. L’uomo fuori di sé (Mimesis\, Milano 2018) a cui interverranno\, oltre allo stesso Costa\, studiosi di vari settori. \nL’incontro sarà un’occasione per discutere del contributo dato da Mario Costa\, e dai suoi studi\, nel dibattito internazionale sull’impatto estetico-antropologico delle nuove tecnologie. \nCon riferimento alle sue recenti pubblicazioni\, e a quelle a lui dedicate\, si rifletterà sulla inedita prospettiva teorica inaugurata da Costa\, già nei primi anni Ottanta dello scorso secolo\, con concetti quali “estetica della comunicazione”\, “sublime tecnologico”\, “blocco comunicante”\, “estetica del flusso”\, ed ora “esternalizzazione tecnologica”. \nIn particolare\, il dibattito verterà sulle seguenti pubblicazioni: \n\nMario Costa\, L’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo\, Mimesis\, Milano 2018\nMario Costa\, Artmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nAA.VV.\, Arti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa\, Kaiak Edizioni\, Tricarico 2017\nMario Costa\, Technology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA.VV.\, Viva Voce. Conversations with italian philosophers\, State University of New York\, 2017\n\nMario Costa (Torre del Greco 1936) filosofo e innovatore degli studi di Estetica\, alcuni suoi libri come Il sublime tecnologico (1990/1998)\, L’estetica dei media (1990/1999)\, La disumanizzazione tecnologica (2007)\, Dopo la tecnica (2015)\, ben noti in Italia e tradotti all’estero\, hanno dato l’avvio ad un dibattito internazionale sulle trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie nell’arte e nell’estetica\, ed hanno aperto il campo ad una filosofia della tecnica del tutto ignorata in Italia. \nÈ stato professore ordinario di Estetica presso l’Università di Salerno dove nel 1985 ha fondato e diretto “Artmedia”\, laboratorio permanente sul rapporto tra tecno-scienza\, filosofia ed estetica. Ha contemporaneamente insegnato all’Università “L’Orientale” di Napoli e alla “Sophia-Antipolis” di Nizza. \n  \nSINOSSI DELLE PUBBLICAZIONI \nMario Costa \nL’uomo fuori di sé. La fotografia\, il fonografo e il telefono nella Parigi del XIX secolo \nMimesis\, Milano 2018 \nIl libro tratta degli effetti estetico-antropologici prodotti dalla apparizione\, nell’Ottocento\, delle prime tecnologie dell’immagine e del suono\, la fotografia\, il fonografo e il telefono\, ritenendo Parigi il luogo privilegiato di osservazione. Muovendosi sul doppio piano delle esplorazioni storiche e della teoria\, Costa ci consegna alla fine un quadro che\, ad un tempo\, getta luce sulle origini e indica la strada che stiamo percorrendo. \n  \nMario Costa \nArtmedia. L’oggetto estetico dell’avvenire. Storia di un progetto scientifico \nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017 \nIl libro ripercorre la storia di “ARTMEDIA”\, il Seminario/laboratorio permanente di estetica dei media e della comunicazione creato e diretto da Costa presso l’Università di Salerno\, per il quale\, tra l’altro\, tra il 1985 e il 2009\, sono stati organizzati\, tra Salerno\, Napoli e Parigi\, 10 convegni internazionali che hanno coinvolto un centinaio di teorici e di artisti di tutto il mondo. \n  \nVincenzo Cuomo e Igor Pelgreffi (a cura di) \nArti e tecniche nel Novecento. Studi per Mario Costa \nKaiak Edizioni\, Tricarico 2017 \nIl libro contiene\, in omaggio a Mario Costa\, saggi di Roberto Barbanti\, Maurizio Bolognini\, Vincenzo Cuomo\, Matteo D’Ambrosio\, Diana Danelli\, Paolo D’Angelo\, Alice de Carvalho Lino\, Derrick de Kerckhove\, Roberto Diodato\, Filippo Fimiani\, Fred Forest\, Fabio Galadini\, Dario Giugliano\, Giuseppe O Longo\, Aldo Marroni e Carla Subrizi. Con un disegno di Gianfranco Baruchello \n  \nMario Costa \nTechnology\, communication and aesthetics of de sublime\, in AA. VV. Viva Voce. Conversations with italian philosophers \nState University of New York\, 2017 \nSi tratta di una lunga intervista\, all’interno di un volume collettaneo in inglese che ne raccoglie altre ventidue\, nella quale Costa espone i principi della sua estetica e della sua filosofia della tecnica. \nL’obiettivo del libro è quello di permettere ai maggiori filosofi italiani\, tramite una serie di domande e risposte\, di esporre le linee fondamentali del loro pensiero. \n\nwww.fondazionemorra.org
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SUMMARY:SMASHING THE MYTH
DESCRIPTION:SMASHING THE MYTH\nLa performance art dalla Croazia\na cura di Adriana Rispoli | Zvonimir Dobrović \nARTISTI \nIgor Grubić\nBruno Isaković\nSanja Iveković\nSiniša Labrović\nAlen Sinkauz – Nenad Sinkauz\nSandra Sterle \n  \nVenerdi’ 23 Novembre 2018\nOre 16.00 – 23.00\nIngresso Libero \npresso \nMUSEO HERMANN NITSCH\nSCALA FILANGIERI\nQUARTIERE INTELLIGENTE \n  \nAbbattereAbbattereAbbattere questo il fil rouge dei lavori in mostra e l’intenzione dei suoi organizzatori. Con un’accezione positiva\, Smashing the Myth celebra la distruzione come atto semantico per la costruzione di nuove realtà\, per il superamento dei limiti e delle categorizzazioni\, e per l’abbattimento dei confini fisici ed identitari. La performance come espressione artistica preferenziale contiene in nuce le caratteristiche di dissolvimento del linguaggio e di osmosi tra le diverse forme d’arte ed in questa occasione si presenta nelle sue innumerevoli accezioni: dall’intervento nello spazio urbano al coinvolgimento diretto del corpo\, dall’azione simbolica alle sinestesie audio visive\, trovando nei primi esperimenti di video performance nell’Est Europa una sorta di battesimo generazionale. Smashing the myth presenta uno spaccato dell’arte croata oggi in qualche modo iconoclasta e provocatoria che restituisce un’immagine forte e combattiva di una generazione di artisti che se da un lato afferma con fierezza le proprie radici\, dall’altro reclama\, a ragione\, un’idea dell’arte libera dalla scure dell’economia e dal predominio del capitale. Oltre al costante interrogarsi sul valore e il potere dell’arte nella società\, è sempre presente il confronto diretto con la storia dell’arte in senso lato: dall’utopia russa dei primi del ‘900 all’amara ironia sul mercato dell’arte contemporanea\, passando per l’azzeramento delle barriere tra arte e vita. \nPROGRAMMA\nDalle 16.00 alle 21.00 \n\nIgor Grubić | Smash the Myth\nBruno Isaković | Fade Into\nSanja Iveković | Inter nos\n\nDalle 19.00 alle 21.00 \n\nSiniša Labrović | Artist Index\n\nSCALA FILANGIERI | QUARTIERE INTELLIGENTE \nScala Montesanto 3\, Napoli \nDalle 21.15 alle 21.30 \n\nSandra Sterle | Visiting Reality\n\nQUARTIERE INTELLIGENTE \nScala Montesanto 3\, Napoli \nDalle 21.30 alle 22.30 \n\nAlen Sinkauz e Nenad Sinkauz |\n\nIvan Marusic Klif \nperformance audio visiva \nIgor Grubić: Smash the Myth \nFotografia e banner dall’intervento nell’ex Fabbrica Olivetti \nMUSEO HERMANN NITSCH \nDalle 16.00 alle 21.00 \nQualsiasi sia il medium scelto o la modalità di intervento fino ad includere lo stile personale di vita\, Igor Grubic applica coerentemente una visione politica al suo modo di vivere e quindi di fare arte. Smash the Myth è in qualche modo una tautologia con cui Grubic dichiara\, parafrasando l’ideologia radicale del poeta russo della rivoluzione Vladimir Mayakovsky\, che l’arte NON POLITICA non esiste perché qualunque espressione artistica\, o anche il solo pensiero\, non può che essere un gesto politico e riflettere la responsabilità che l’artista ha nei confronti della società. La sola scelta di esporsi ad un pubblico – e di scegliere a quale pubblico esporsi compreso quello del mero mercato dell’arte – è un atto politico. La serie Smash the Myth consiste in microinterventi negli spazi urbani in cui Grubic appone\, in maniera temporanea e talvolta illegale\, un banner in luoghi iconici di varie città. Iniziata a metà anni ’90 con il progetto Micro-Museum of Revolutionary Heritage la serie ha toccato diverse città come Berlino\, presso il Soviet War Memorial di Treptower Park e Dresda di fronte all’Accademia di Belle Arti\, e approda ora a Napoli nella mitica fabbrica Olivetti. Fondata nel 1955 su progetto dell’architetto razionalista Luigi Cosenza\, la ex Fabbrica Olivetti è simbolo della visione umanistica di un industriale illuminato la cui missione imprenditoriale era direttamente collegata al benessere dei suoi lavoratori. Con un’impostazione socialista ante litteram per l’Italia\, Adriano Olivetti\, a Pozzuoli come nelle altre sedi italiane delle sue fabbriche\, aveva voluto per i suoi dipendenti un luogo in simbiosi con la natura e dotato di tutti i servizi necessari convinto che il lavoro fosse strumento di riscatto sociale. All’interno di questo piccolo eden dei lavoratori\, Grubic ha scelto di apporre il suo “motto” su quella che un tempo era stata la biblioteca\, luogo per antonomasia per l’arricchimento dello spirito. \nIgor Grubić (Zagabria\, Croazia 1969) è noto per il suo attivismo politico e morale e per le sue operazioni negli spazi pubblici\, spesso nati in un’atmosfera misteriosa di anonimato\, che mirano a generare nuovi significati come la serie 366 Liberation Rituals (2008) o Black Peristyle (1998). Attivo dagli anni 90 il suo lavoro include performance\, fotografia e video e dal 2000 inizia a lavorare anche come produttore di film. I suoi lavori sono stati esposti in numerose rassegne ed istituzioni internazionali tra cui Manifesta 4 (Frankfurt); Tirana Biennial 2; 11.Istanbul Biennial; 4.Fotofestival (Mannheim); Manifesta 9 (Genk); Gwangju Biennale 20th Anniversary Special Project; ‘East Side Stories’ Palais de Tokyo (Paris); Thessaloniki biennale 5- Ident-alter-ity; ‘The Value of Freedom’\, Belvedere 21 (Vienna); ‘Zero Tolerance’\, Moma PS1 (NY). In Italia tra le altre ha partecipato a Present Future ad Artissima nel 2001 e alle mostre Il Piedistallo vuoto e Gradi di Libertà al Museo Civico Archeologico e al Mambo di Bologna nel 2014 e nel 2015. Nel 2016 è stato ospite del Quartiere Intelligente con la proiezione del film Monument. \nRappresenterà la Croazia alla prossima 58° Biennale di Venezia. \n  \nBruno Isaković: Fade Into \nMUSEO HERMANN NITSCH \nDalle 16.00 alle 21.00 \n  \nFade Into è una performance di lunga durata concepita in relazione diretta con collezioni permanenti in musei e gallerie. L’artista sceglie un’opera d’arte e inscena una live installation relativa al suo valore politico ed artistico. Durante le cinque ore di performance\, un insieme di interpretazioni e connotazioni dell’opera scelta diventano la “tela” sulla quale il performer proietta la sua voce e il suo corpo. \nElementi costitutivi della performance sono riferimenti testuali che esaminano nello specifico il medium dell’opera\, il suo contesto\, il contenuto\, lo sfondo storico e le sue particolarità. Leggendo queste tracce e offrendole al pubblico\, l’artista riempie lo spazio con prospettive intangibili e aspetti corporei\, in stretta relazione con l’opera selezionata ed il suo immediato contesto. I contorni fisici e i confini tra il corporeo e l’intangibile diventano gradualmente sfocati mentre il corpo del performer si fonde in un colore che\, infine\, domina lo spazio. Questo avviene attraverso lenti\, minuziosi movimenti ripetitivi con i quali l’artista dipinge il suo intero corpo fino al dissolversi degli stessi movimenti\, lasciando lo spettatore davanti all’immobilità scultorea del performer. L’incarnazione di tutti i significati accennati ed espressi emerge come un’installazione dal vivo che offre un cambio di paradigma ai visitatori in relazione a uno spazio e un’opera d’arte particolari in un museo. \nLa performance Fade Into è stata realizzata al Reina Sofia di Madrid\, al MAMBO di Bologna\, Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria e alla Glucksmann Gallery a Dublino\, usando sempre un’opera diversa come punto di riferimento. \n  \nBruno Isaković è un performer e coreografo residente a Zagabria. Laureato nel 2009 in danza contemporanea alla Amsterdam School of the Arts\, dal 2011 al 2015 è stato membro del Contemporary Dance Studio\, la più antica compagnia di danza contemporanea croata. È anche fondatore e direttore artistico del Sounded Bodies Festival di Zagabria dedicato all’esplorazione delle relazioni tra voce e movimento\, suono e corpo. \nIsaković conduce regolarmente workshop e insegna lezioni di danza (Bilgi Università delle arti performative – Istanbul\, Dipartimento di danza contemporanea all’Accademia d’Arte Drammatica – Zagabria\, TSEKH Summer School – Mosca\, ecc.). \nHa vinto numerose borse di studio tra cui il Jury Award e il Best Solo Dance al Solo Dance International Festival di Budapest\, e il Premio Nazionale Croato 2016 come miglior coreografo per lo spettacolo “Denuded”. \n  \nSanja Iveković: Inter nos (1978) \nVideo\, 60 minuti\, bianco e nero\, suono \nCourtesy MSU\, Zagreb \nMUSEO HERMANN NITSCH \nDalle 16.00 alle 21.00 \nUno dei primi lavori di Sanja Iveković\, il primo in assoluto in cui fa uso della registrazione nella performance con videocamere\, Inter nos\, enfatizza l’interazione instaurata tecnicamente con il pubblico. L’opera partecipativa consisteva in due stanze collegate da due circuiti televisivi chiusi\, senza un collegamento audio\, e uno spazio d’ingresso dove avveniva una trasmissione diretta per il pubblico. “Durante l’intera azione\, io sono chiusa in una stanza\, quindi invisibile al pubblico. I visitatori entrano uno alla volta nella seconda stanza. Tra di noi si sviluppa un dialogo mentre interferisco con l’immagine sullo schermo del visitatore provocando una sua particolare reazione. Contemporaneamente\, il resto del pubblico riceve l’immagine dello stesso partecipante.”(Sanja Iveković) \nL’indagine sulle forme di relazione tra artista e pubblico\, l’angolo di visione e l’interazione tra oggetto e osservatore sono alla base della ricerca artistica di Sanja Ivekovic. \nFin dalla sua prima apparizione nel contesto della “New Art Practice” in Jugoslavia nei primi anni ’70\, Sanja Iveković (nata nel 1949 a Zagabria) esplora la costruzione di immagini mediatiche per rivelare e sovvertire le forme di potere che esse nascondono ed usarle poi per i propri scopi. Il suo impegno femminista – legato principalmente all’immagine della donna a alla sua critica mediatica – si è esteso nel tempo ad un’analisi delle condizioni istituzionali e dei rituali del mondo dell’arte. Iveković è stata tra i primi artisti in Jugoslavia a combinare performance e video arte e a coinvolgere attivamente il pubblico in forma di presenza e assenza reali. Negli anni ’90 il suo lavoro diventa più politicamente orientato\, avviando importanti progetti come attivista politica. Iveković ha esposto in numerose mostre internazionali\, tra cui le tre più recenti Documenta a Kassel\, Tate London e MOMA New York. \n  \nSiniša Labrović: Artist Index \nMUSEO HERMANN NITSCH \nDalle 19.00 alle 21.00 \nBasata sulla discussione in corso sui sistemi del mercato e del marketing dell’arte\, questa performance si inserisce al momento giusto in un dibattito attivo da molto tempo sui MITI costruiti dal mercato dell’arte che oggi tocca l’acme arrivando a mettere all’asta un’opera\, farla a pezzi sotto lo stupore di tutti e immediatamente rivalutarla con un doppio valore. È questo l’elemento sorprendente\, persino creativo\, del mercato dell’arte\, la sua aleatorietà. Pertanto\, ormai la condizio sine qua non per la sopravvivenza e il successo nella scena contemporanea di un artista passa esclusivamente per il mercato attraverso il lavoro del gallerista. Un artista è tale solo se è “rappresentato”\, e se il proprio lavoro è offerto in vendita in una delle importanti fiere d’arte internazionali. La performance celebra coloro che ce l’hanno fatta\, quelli che hanno un nome\, quelli che sono indicizzati. Allo stesso tempo\, rimpiange coloro che sono rimasti indietro e che formano il mare magnum degli anonimi\, degli sconosciuti… ma il dispiacere per chi è rimasto indietro si mescola con lacrime di invidia. \nSiniša Labrović è un artista multimediale originario di Sinj\, una piccola città della Croazia. La sua comparsa nel panorama artistico croato negli anni 2000 è stata a dir poco esplosiva. Sin dall’inizio ha stimolato l’immaginazione del pubblico\, dei media e dell’intera comunità artistica in Croazia attraverso un lavoro che\, nella sua semplicità\, può essere descritto come politico\, crudo\, umoristico e brillante\, ma soprattutto sempre audace e diretto. Le sue performance hanno affrontato e confrontato temi scottanti della pedofilia\, della corruzione\, dell’abuso di potere politico o della mitologia del nazionalismo\, così come genuine questioni filosofiche sull’essere\, sul senso dell’esperienza umana o sulla responsabilità sociale. Nel 2005 ha attirato l’attenzione dei media mondiali (Reuters\, BBC\, Ansa\, New York Post\, The Guardian\, The New York Times\, NBC\, ABC) con il lavoro “Flock.org” in cui i veri concorrenti in un reality show erano delle pecore. Sue opere sono in collezione al Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria\, alla Galleria di Belle Arti di Spalato\, al Museo di Arte Moderna di Dubrovnik e fanno parte di numerose collezioni private. Nel 2009 espone all’11° Biennale di Istanbul e nel 2012 rappresenta la Croazia alla 13° Biennale di Architettura di Venezia\, intitolata Common Ground\, insieme a Pula Group\, Hrvoslava Brkušić\, Igor Bezinović e Boris Cvjetanović. \n  \nSandra Sterle: Visiting Reality \nSCALA FILANGIERI | QUARTIERE INTELLIGENTE \nDalle 21.15 alle 21.30 \nIniziato a Belgrado nel 2012 e proseguito a Parigi nello stesso anno\, il progetto Visiting Reality si basa sull’idea che l’identità nazionale coincida con il MITO su cui si costruisce il mondo contemporaneo a tal punto che i popoli iniziano a credere che quest’identità\, sia l’essenza del loro essere. Siamo tutti consapevoli del fatto che la storia è più complessa e che il fatto che ci identifichiamo con un certo popolo solo in base ai meri i confini geografici sia un semplice eufemismo. Con la sua carriera da artista\, Sterle ambiva ad espandere la sua coscienza sulla complessità del sé e del mondo contemporaneo ed invece constata nel presente solo il senso di decadimento che permea l’ambiente sociale e politico in cui vive. La performance mette a confronto la mitologia nazionale di due paesi utilizzando come dispositivo artistico i kitsch souvenir turistici che in fin dei conti si rivelano piuttosto simili qualitativamente ed esteticamente. Fracassandoli al cospetto del pubblico e ridotti in polvere\, formano una sorta di realtà astratta. Si è finalmente così in grado di iniziare a “leggere” oltre il “materiale” mentre ci si avvicina alla complessità di cui sono fatte le nostre vite. L’artista usa l’atto della distruzione come metodo di creazione mettendo sotto esame due forze opposte. \nSandra Sterle è originaria di Spalato e usa diversi linguaggi artistici quali film\, installazione\, fotografia e performance. È docente di performance art e video all’Accademia d’Arte di Spalato in Croazia. Si è diplomata presso il Dipartimento di Scultura dell’Accademia di Arti Visive di Zagabria e ha proseguito i suoi studi presso il Dipartimento di Cinema e Video della Kunstakademie di Düsseldorf\, 1995-96 (con il professor Nan Hoover). Le sue opere sono state presentate in numerose istituzioni artistiche internazionali: Museo d’Arte Contemporanea\, Zagabria; Kunsthalle Fridericanum\, Kassel; Museo Ludwig\, Aachen; Museo d’Arte Moderna\, Arnhem; Gate Foundation\, Amsterdam; W139 Gallery\, Amsterdam; Museo de Arte & amp; Disegno Contemporaneo\, Costa Rica; Museo Nazionale Centro d’Arte Reina Sofia\, Madrid; Instytut Sztuki Wyspa\, Gdansk; Accademia di Berlino\, Berlino; Museet per Samtidskunst\, Roskilde; Fundacio Antoni Tapies\, Barcellona; Location 1 Gallery di New York; Artist Space\, New York; ecc. Le sue opere fanno parte di diversi archivi pubblici e collezioni tra cui MMSU\, Fiume; Galleria d’Arte a Spalato e di collezioni private. \n  \nAlen Sinkauz e Nenad Sinkauz \nVideo by Ivan Marusic Klif \nPerformance audio visiva \nSCALA FILANGIERI | QUARTIERE INTELLIGENTE \nDalle 21.30 alle 22.30 \nLo stile performativo di Alen e Nenad Sinkauz attira immediatamente il pubblico con un’abile tecnica d’improvvisazione\, frutto in realtà di un preciso processo per creare istantaneamente composizioni inaspettate. Gli elementi sonori e visivi dei loro concerti sono ulteriormente definiti dall’architettura e dalle caratteristiche acustiche dello spazio in cui giocano\, condizionando l’esito di ogni esibizione. Grazie ad una complessa elaborazione delle principali fonti di suono come chitarre\, bassi\, oggetti di varia natura\, microfoni e pick-up\, oltre alla “field recording”\, il sistema di amplificazione e la qualità di risonanza dello spazio diventano una parte significativa del quadro sonoro finale. Questa performance è una sinergia tra tutti gli elementi che sono riuniti non solo sul palco ma ovunque nello spazio. Il materiale musicale che viene creato da questo continuo accumulo e aggiornamento di suoni rimanda all’industrial\, alla techno e al noise\, ma allo stesso tempo resta avvolto in un’atmosfera astratta che nel tempo assume forme semplici e sempre diverse. La performance gioca sul potere sinestetico del suono\, da un lato appagando la fiducia nel riconoscimento e dall’altro introducendoci più in profondità nella struttura stessa del suono. \nAlen Sinkauz e Nenad Sinkauz\, originari di Pola\, Istria\, sono laureati e poi specializzati in studi di filologia musicale ed etnomusicologia a Padova. Come compositori e interpreti\, negli ultimi 20 anni hanno preso parte a vari progetti musicali\, teatrali\, di danza contemporanea\, multidisciplinari\, radiofonici\, sonori e cinematografici. Il loro lavoro artistico\, soprattutto dal vivo\, è principalmente orientato all’esplorazione di forme musicali non convenzionali\, musica improvvisata e creativa. \nHanno composto la colonna sonora per l’acclamato lungometraggio Zvizdan / The High Sun di Dalibor Matanić (Il premio della giuria “Un certain regard” al Festival di Cannes 2015) e per il film croato-norvegese Goran diretto da Nevio Marasović (Golden Arena premio per la migliore colonna sonora al Pula Film Festival\, 2017). Negli ultimi due anni composto colonne sonore di numerosi film croati e internazionali\, tra cui i cortometraggi d’animazione “Technement” di Branko Farac e “Kako se kalio čelik/Come si temperava l’acciaio” di Igor Grubić. Nel 2002 i fratelli Sinkauz fondano una band\, East Rodeo\, coinvolgendo un gruppo internazionale di musicisti jazz e rock che mettono insieme musica avant-rock\, elettronica\, noise e improvvisata\, pubblicando tre album con musicisti di fama internazionale come Marc Ribot\, Greg Cohen e Warren Ellis. Nel 2010 i fratelli Sinkauz hanno fondato il festival internazionale di musica sperimentale e improvvisata a Pola\, chiamato Audioart. Hanno suonato e presentato le loro opere in innumerevoli festival\, gallerie\, club e svariati luoghi negli Stati Uniti\, in Europa e in Giappone. \n  \nEvento organizzato da\nQuartiere Intelligente e Domino Project in collaborazione con Museo Hermann Nitsch \n  \ne con il supporto di\nMinistero della Cultura della Repubblica di Croazia \nSi ringraziano per la collaborazione\nDeA Capital per il Consorzio Ex Olivetti di Pozzuoli\nCiro Esposito\nAlessandra Gigante \n  \nSmashing the Myth\nLa performance art dalla Croazia\na cura di Adriana Rispoli | Zvonimir Dobrović \nVenerdi’ 23 Novembre 2018 Ore 16.00 – 23.00 \nIngresso libero \nQuartiere Intelligente \nScala Montesanto 3\, Napoli \nTel. +39 081 0661371/+39 327 040 7003 \nhttps://quartiereintelligente.it/napoli/
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SUMMARY:10 ANNI MUSEO NITSCH
DESCRIPTION:Buon compleanno Museo Nitsch. L’archivio Laboratorio per le arti contemporanee Hermann Nitsch a Napoli festeggia\, il 15 settembre\, i suoi intensi dieci anni di attività inaugurando il “Terrazzo dei profumi e dei colori”\, progettato dallo stesso Nitsch nella sua idea di Arte Totale capace di coinvolgere tutti i sensi nell’incontro con l’opera\, e donando alla città una nuova accessibilità diretta da piazza Dante con la riapertura della Scala al Vico II Avvocata\, adiacente la Chiesa di Santa Maria Avvocata. Un’opera di riqualificazione urbana che conferma l’attenzione della Fondazione Morra alla rigenerazione del centrale quartiere Avvocata\, attraverso l’arte e la cultura. L’apertura del terrazzo e la nuova scala che unisce direttamente Piazza Dante con la Salita Pontecorvo aggiunge un tassello al grande progetto del “Quartiere dell’arte in cui sono già attive\, a cura della Fondazione\, Casa Morra il complesso museale in continua evoluzione con il suo progetto “Cento anni di mostre”\, gli Archivi Mario Franco dedicati al cinema d’autore\, e l’Archivio Shozo Shimamoto dedicato all’opera del grande maestro giapponese\, fondatore del gruppo Gutai. \nLuoghi aperti allo studio e l’approfondimento scientifico\, ma anche alla fruizione del grande pubblico attraverso una continua offerta di eventi espositivi che uniscono musica\, cinema\, teatro. \nUn insieme di attività che consente una lettura del museo come organismo vivo orientato allo sviluppo della città. Un’infrastruttura complessa che attraverso la cultura delinea nuovi scenari e nuove identità\, definendo spazi urbani aperti a diverse funzioni materiali ed immateriali in nuova metamorfosi creativa per la città. \nIl Museo Nitsch festeggia i suoi dieci anni anche con un cambio totale di collezione e l’allestimento delle opere “Relitti 152. azione”. Una grande festa su diversi livelli che partirà dall’apertura della nuova scala sino all’attraversamento del Museo riallestito e il livello più alto della “Terrazza dei Profumi e dei colori”. Un’esperienza sensoriale completa in nome della Gesamtwerk\, quell’idea di arte totale che ispira da sempre il padre dell’Azionismo viennese. \n10 ANNI MUSEO NITSCH \n15 settembre 2018 \nOpening ore 19:00 relitti 152 azione \nOre 18:00 apertura scala vico II avvocata (piazza dante) \nOre 18:30 exil. convivium \nOre 21:00 inaugurazione terrazzo dei profumi e dei colori \n  \nUfficio stampa: \nMANUAL informazione comunicazione immaginazione \nPaola Marino phone +39 339 3449512 \npaola.manual@gmail.com \nINVITO \nManifesto
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SUMMARY:JEANNE LIOTTA Break the sky
DESCRIPTION:JEANNE LIOTTA\nBreak the sky\ndal 22 giugno al 6 luglio dalle 2pm alle 7pm \nDal 22 giugno al 6 luglio sono esposte nella capriata del Museo Nitsch la video-installazione In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us e le opere di Jeanne Liotta\, in collaborazione con Microscope Gallery New York. \nLa video installazione di realtà aumentata In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us\, come Sky TV di Yoko Ono del 1966 – a cui il lavoro rende omaggio – trasmette un collegamento dal vivo del cielo esterno nella capriata. L’appropriazione e la dimestichezza d’uso delle nuove tecnologie da parte di Liotta consentono all’opera di estendersi oltre i limiti del cielo visibile. Le immagini video riprese in tempo reale dagli smartphone installati sul tetto dell’edificio sono sovrapposte a rendering computerizzati di pianeti\, stelle\, costellazioni e altri corpi celesti\, nonché a stazioni spaziali\, “spazzatura” e altri oggetti noti nell’orbita terrestre. \nIl video dal vivo fruibile nell’orario pomeridiano del Museo – dalla luce del primo pomeriggio all’oscurità della sera – agevola l’esperienza di movimento della nostra Terra\, specialmente in relazione ad altri pianeti e sistemi stellari: la nostra posizione di Napoli ruota a circa 750 miglia orarie sull’orbita del pianeta attorno al sole alla velocità di 67.000 miglia orarie nel sistema solare che circola nella galassia a 483.000 miglia orarie\, ecc. \nInoltre in mostra ci sono delle selezioni di due serie correlate di acquerelli e inchiostri su carta ed una serie di fotogrammi dell’artista. \nGli acquerelli Bruno Studies si basano sulla sagoma della statua di Giordano Bruno\, che si trova a Roma in Piazza Campo de’ Fiori\, dove nel 1600 fu arso sul rogo per aver rifiutato di revocare quelle che erano considerate visioni eretiche\, come insistere che il nostro sole è solo uno dei tanti e l’universo è infinito\, e spesso incorporano il testo dei suoi scritti De l’Infinito\, Universo e Mondi (1584). \nLa serie Nightly Studies – acquerelli gansai e inchiostro sumi su carta – trova Liotta mentre crea le sue mappe del cielo di notte osservato da varie località del mondo durante le sue ricerche. L’uso dettagliato e multistrato di sfumature di blu insieme all’applicazione minimale e gestuale di inchiostro nero sulla pagina attirano connessioni visive tra la scala umana e quella cosmica: schizzi di inchiostro formano la Via Lattea\, un puntino di colore una galassia lontana. \nLa serie di fotogrammi Articuli realizzati a mano in camera oscura si ispirano all’immaginario e alla struttura dei diagrammi copernicani (xilografie) del filosofo e ex frate domenicano Giordano Bruno. Tra le sue idee c’erano che il sole è una stella\, che altre stelle hanno sistemi solari simili al nostro e che l’universo è infinito. Un ulteriore informazione sugli articoli di Bruno: 42 xilografie iconografiche accompagnano la monografia di Giordano Bruno stampata nel 1588 Articuli centum et sexaginta Adversus Matematicos (Centosessanta Articoli contro i matematici). I diagrammi non sono rappresentazioni rigorose della meccanica celeste\, ma strumenti descrittivi e immaginari per una rappresentazione eliocentrica del mondo\, che Bruno ha immaginato non come singolare ma come spazio multidimensionale di possibilità infinite. \nJeanne Liotta realizza film\, video\, e anche video-proiezioni\, opere su carta\, e fotografie\, con tematiche che spesso si intersecano tra arte\, scienza\, filosofia naturale ed effimero. Il suo film 16mm più noto Observando El Cielo ha ricevuto numerosi riconoscimenti\, tra cui il Tiger Award al Rotterdam International Film Festival\, ed è stato votato tra i migliori film del decennio da The Film Society of Lincoln Center. Nel 2013 Anthology Film Archives ha presentato The Real World at Last Becomes a Myth\, una retrospettiva completa delle sue opere in film e video\, e nel 2014 Jeanne ha ricevuto una commissione per lavorare con gli scienziati del clima NOAA a Boulder\, Colorado per creare un’opera di proiezione a 360 gradi per Science on a Sphere. I suoi collage The Tiffany One-Cuts estratti da pagine del New York Times sono stati incorporati nelle installazioni dell’artista Nancy Shavers per la Derek Eller Gallery (2016) e per il Padiglione USA/Biennale di Venezia (2017). \nhttp://www.jeanneliotta.net/ \n  \nINDEPENDENT-FILM-SHOW-18th-Edition-cartolina-LIOTTA
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SUMMARY:Independent Film Show 18th edition
DESCRIPTION:INDEPENDENT FILM SHOW 18th Edition\ngiovedì 21 giugno Vigna San Martino solo su invito\nvenerdì 22 e sabato 23 giugno 2018\nBelvedere Museo Nitsch (vico Lungo Pontecorvo 29/d Napoli) \nIndependent Film Show 18th edition\, rassegna internazionale dedicata al experimental film\, coordinata da Raffaella Morra e organizzata da E-M ARTS associazione culturale\, incrementa le esperienze sensoriali dei propri ospiti che per tre giorni possono partecipare alla proiezione di films in pellicola 16mm (molti in prima visione Italiana)\, al concerto di Bernhard Schreiner\, e alle expanded cinema performances di Jeanne Liotta\, Canecapovolto\, Bea Haut\, e Helga Fanderl\, da giovedì 21 giugno in Vigna San Martino\, venerdì 22 e sabato 23 giugno sul Belvedere Museo Nitsch. Dal 22 giugno al 6 luglio nella Capriata Museo Nitsch è fruibile la video-installazione In This Immense Space Hidden Things Appear Before Us e le opere su carta di Jeanne Liotta\, in partnership con Microscope Gallery New York.\n \nIl solstizio estivo del 21 giugno offre l’occasione di eseguire il primo programma nella preziosa Vigna San Martino e concede a un selezionato pubblico di partecipare\, su invito\, ad una lunghissima notte di proiezioni e live expanded cinema performances fino al sorgere del sole. \nDue films di Jeanne Liotta\,artista americana che\, riprendendo le teorie di Ralph Waldo Emerson\, interseca l’arte\, la scienza e la filosofia naturale nel suo complesso science project: proiettati e modificati dal vivo dall’artista\, Affect Theory(2013)\, composto da due films sistemati in posizione planetaria e satellitare\, e Path of Totality\, realizzato a seguito dell’eclissi solare totale dell’agosto 2017\, ci trasportano all’interno di un allineamento celestiale. \nCanecapovolto\, formato a Catania nel 1992 sul modello della confraternita filosofica\, sperimenta la “dissonanza cognitiva”\, circuit bending e radiodrammi\, collages su carta… è tra le zone d’ombra tra ascolto e visione che fonda la sua identità ed il suo messaggio: il video Nembutal (2015) è preludio per NAGNAGNAG performance circuit bending\, ovvero la modifica dei circuiti di strumenti musicali\, giochi per bambini etc. e la pianificazione del corto circuito come prassi espressiva per suggerire il caos! Musica e Rumore diventano improvvisamente categorie dai confini instabili. È un punto di non-ritorno. Il Circuit bending sta alla Musica come il Found footage sta al Cinema. \nIl programma Free your perceptions a cura di Raffaella Morra è un viaggio della mente o uno studio profondo dell’apparato filmico e delle possibili raffigurazioni prodotte dall’interazione con l’osservatore che partecipa ad un’avventura della percezione libero da preconcetti e classificazioni. \nI dieci films e video esplorano i confini della conoscenza: Christin Turner nel HD video Vesuvius at Home (2017) disvela una simbiosi tra il cinema\, la memoria e la spirale del tempo\, e Victory to Loss Ratio (2013-14) di Bernhard Schreiner prova ad ottenere immagini e suoni sincronizzati nella mente; nel film Heat Shimmer (1978) Arthur e Corinne Cantrill trasformano il paesaggio dell’Australia centrale in vari gradi di luccichii\, mentre Paul Clipson in Sphinx on the Seine (2009) medita su una serie di brevi ed enigmatiche immagini da ogni luogo del mondo. Vicky Smith in My Moon Her World (1995) combina l’animazione con l’azione dal vivo trattata – pixellata\, rifilmata\, in slow motion\, e in Réminiscences (2001-2020) di Olivier Fouchard le immagini girate ad Auvergne nella primavera del 2001 assumono l’aspetto di cose sognate dai colori irreali con l’aggiunta di found footage; Comfort Stations (2018) di Anja Dornieden & Juan David González Monroy è un test psicologico trovato per caso e di cui non si sa nulla degli autori; I don’t think I can see an island (2016) di Christopher Becks e Emmanuel Lefrant è un film di avventure non-euclidee simbolicamente autentiche; Take-Off (2006) è un’opera collaborativa originata dal work-in-progress tra Katherine Liberovskaya e il compositore Al Margolis che attivano una relazione tra immagini\, suoni e i processi di montaggio; Heliocentric (2009) dei Semiconductor usa la fotografia time-lapse e il tracciamento astronomico per disegnare la traiettoria del sole attraverso una serie di panorami.Di solito è quasi impossibile visualizzare come la terra si muove intorno al sole\, anche se sappiamo che è vero\, invece ‘vediamo’ il sole che si muove intorno a noi. \nBea Haut è artista e film-maker in forma espansa\, multimediale e spesso reattiva all’ambiente\, le sue opere alludono alla percezione di momenti\, spazi e azioni interconnessi tra loro. Venerdì 22 giugno per il programma Matters of Being Bea Haut ha scelto undici films di film-makers del Regno Unito che provano a penetrare la materialità enigmatica della pellicola filmica\, evocando una zona interattiva tra oggetto e soggetto\, in cui sorge un intreccio di vitalità\, esistenza ed evento. \nCripps at Acme (1981) di William Raban è la documentazione della performance di Steve Cripps\, artista selvaggiamente sregolato e forse genuinamente instabile di quel tempo. The Hut (1973) di John Smith è un esperimento con dei ritmi visivi che anima le fotografie fisse di un edificio in disfacimento. Attraverso un intreccio ritmico il film Chameleon (1990) di Tanya Syed si muove silenziosamente verso un punto di confronto con il mondo esterno\, enfatizzato in modo sconvolgente dall’unico suono del film. Talking to a Stone (1993) di Inger-Lise Hansen crea un equilibrio fragile e illusionistico tra le forze di creazione e distruzione nel tempo. 9 Objects (2016) di Bill Leslie fa parte di un progetto dal titolo ingannevolmente semplice\, ‘cosa succede alla scultura quando viene filmata e fotografata?’ e in pratica esplora le potenziali relazioni tra gli oggetti scultorei e i diversi media di rappresentazione. Due films di Laura Hindmarsh: Self Registration (2015) un atto di auto-allineamento utilizzando la stampa a contatto manuale e Finding Focus (2016) girato a Lake George in Australia per provare a dar soluzioni ai miti che circondano l’improvvisa fluttuazione del volume del lago. Mary Stark in Button Box Blast (2016) filma l’esplosione di una scatola di bottoni in uno schema casuale di luci e suoni ottici. Due films di Jenny Baines entrambi in doppia proiezione 16mm per documentare due brevi performances: Untitled (Insertional) (2014) due cineprese bolex\, una corda\, due artiste e un albero\, e Untitled (#1 25/25 x 10/4) (2016) correre intorno a un albero ripetutamente finché ci si lega ad esso. Vicky Smith in Small things moving in Unison (2018) si confronta con i problemi puramente plastici che persistono nel film realizzato a mano\, dei segni di registrazione nello stesso punto su una serie di fotogrammi. \nPer approfondire la dinamica di creazione filmica\, nel programma Mattering and Uttering Bea Haut rivela la sua opera filmica selezionando dieci films bianco/nero: lavorare con il film 16mm in modo materialista e fai-da-te consente una risposta concreta tra l’artista e i propri materiali. Questo diventa un intreccio di pensiero\, essere e fare\, che attiva un’organizzazione sia di sé che del materiale. Si inizia da Pending (2016)\, un film performance di 100 piedi di lunghezza (30\,48 metri) formato dal pubblico in un ‘loop dal vivo’ prima di esser proiettato\, creando un’empatia tra spettatori e artista. \nSabato 23 giugno lo splendido tramonto fruibile dal Belvedere del Museo Nitsch è ideale panorama per il concerto The magnetism of knowing and not knowing di Bernhard Schreiner: una performance in cui le strutture sonore sono sviluppate dal vivo sulla base della ‘composizione istantanea’ (chiamatela improvvisazione se si vuole)\, usando una cetra\, degli effetti e dei loop\, del software (per l’elaborazione dal vivo di input) e tante piccole parti per interferire con le corde della cetra (martelletti\, pennelli\, molle metalliche\, fermacapelli\, archetto\, ecc.). \n“…Una volta che si è sviluppata una soddisfacente struttura di auto-mixing si potrebbe lasciar sola per un po’ (oppure non)\, forse permettendomi di fare un passo indietro e ascoltare le trasformazioni di auto-mixing in evoluzione. Potrei tornare a interferire ulteriormente con la configurazione\, la sovraincisione\, ecc. o anche ricominciare il concerto da zero (oppure non)” (Bernhard Schreiner) \nHelga Fanderl continua ad innovare le tecniche di impressione e montaggio della pellicola Super 8mm e dalla metà degli anni ‘80 ha realizzato oltre seicento films\, ognuno di circa tre minuti\, montati in fase di ripresa nella cinepresa. I suoi film si originano da un’osservazione intensa e da un affinato approccio d’improvvisazione con reazioni rapide e tempismo di risposta. \nConstellations è un montaggio temporaneo di ventiquattro brevi films (1992-2016) di alcuni aspetti dell’opera di Helga Fanderl che evocano corrispondenze e contrasti\, sperimentando così un’intensa forma di microcosmo e nello scorrere silenzioso dei fotogrammi si può fluttuare in un limbo di associazioni mentali senza tempo e spazio. \n“…Maneggiare il proiettore\, cambiare le bobine\, mettere a fuoco e fare il quadro\, introdurre personalmente i miei programmi e discutere del mio modo di fare cinema – tutto questo contribuisce a creare un evento dal vivo e una performance unica che corrisponde in pieno alla poetica dei miei films”. (Helga Fanderl) \nMuseo Nitsch \nvico Lungo Pontecorvo 29D – 80135 Napoli \nTel.+39 081 5641655 – Fax +39 081 5641494 \nhttps://em-arts.org/independent-film-show-edizione-2018 \n \n \n  \nINDEPENDENT-FILM-SHOW-18th-Edition-Locandina-2018 INDEPENDENT-FILM-SHOW-18th-Edition-PROGRAMMA-2018
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SUMMARY:“Auerhaus” / “La nostra casa” di e con Bov Bjerg
DESCRIPTION:“Auerhaus” / “La nostra casa”\ndi e con Bov Bjerg\nMercoledì 11 aprile 2018\, ore 18:30\nLettura e dibattito \n\nHöppner\, Vera\, Pauline\, Cäcilia\, Harry… un gruppo di amici e una promessa: la loro vita non sarebbe stata un semplice avvicendarsi di nascita-scuola-lavoro-morte. Per questo motivo e per proteggere chi fra loro – Frieder – ha tentato il suicidio\, decidono di andare ad abitare tutti insieme in un’ex fattoria. Una casa in cui vivere senza adulti\, un luogo condiviso nella Germania degli anni Ottanta che battezzano Auerhaus. \nUna storia di gioventù\, di amicizia e amore\, una magica alchimia che Bov Bjerg crea tra questi sei ragazzi idealisti che impareremo a sentire molto vicini e che\, pagina dopo pagina\, ci conquisteranno al punto da voler vivere nell’Auerhaus\, lottare insieme a loro per la felicità\, come se fosse una questione di vita o di morte. \nDialogano con l’autore\, Franco Filice (traduttore dell’edizione italiana) e la germanista Daniela Allocca. \nBov Bjerg\, nato nel 1965\, è scrittore e cabarettista. Vive a Berlino\, dove ha fondato diversi palchi letterari. Autore del romanzo „Deadline” (2008) e del volume di racconti „Die Modernisierung meiner Mutter” (2016)\, la sua fama è legata soprattutto al romanzo „Auerhaus” (Aufbau Verlag – Blumenbar\, 2015\, tradotto in Italia da Keller editore)\, che in Germania è rimasto per ben due mesi nella top ten della narrativa e per quasi nove nella lista dei best seller. Un libro che ha conquistato tutti\, critici e lettori\, giovani e adulti\, rappresentato a teatro e letto nelle scuole\, e che presto approderà anche sul grande schermo. \nIn collaborazione con Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch e Keller editore.
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