
Jean Epstein entra nel mondo del cinema con la stesura del libro “Bonjour Cinema” nel 1921 e da allora combina insieme films e scrittura, considerandoli attività complementari e parallele. Per Epstein il cinema non può essere mera riproduzione della realtà ed il film-maker dovrebbe utilizzare alcune tecniche di ripresa e montaggio come una grammatica cinematografica.
Jean Epstein diviene esponente di punta, con Abel Gance e Louis Delluc, della cosiddetta “première vague”, accompagnando, come Eisenstein, la propria attività creativa con una continua ed importante riflessione teorica sul cinema. Grazie ad un uso sperimentale ed inedito del ralenti e dell’accelerazione, oltre ad una drammaturgia minuziosa, il regista ottiene una recitazione dei suoi attori che egli stesso paragona ad una “…febbre lenta, un’incubazione morbosa” in cui l’intensità emotiva di un gesto viene esaltata dalla tecnica di ripresa.
In Coeur fidèle, Epstein filma una semplice storia di amore e violenza, “…per vincere la reticenza di quanti ancora credono che soltanto il melodramma può interessare il pubblico”, ma spogliata dalle ordinarie convenzioni, così sobria e semplice da approcciare la nobiltà e l’eccellenza della tragedia.
The Life and Death of 9413: a Hollywood Extra di Slavko Vorkapich e Robert Florey mette insieme le tecniche di montaggio dell’espressionismo tedesco e quelle della scuola sovietica. Realizzato su di un tavolo da cucina con soli 96 dollari, il film utilizza “le sinfonie del movimento visivo” per far avanzare la storia il più rapidamente e vividamente possibile. La storia di un uomo che vuol diventare una stella di Hollywood, ma viene de-umanizzato ed identificato con un numero impresso sulla sua fronte.
INGRESSO SERATA € 5.00
FRANCIA: Luis Buñuel e Salvador Dalì - Un chien andalou, 1928 (b/n, 16 min.); Luis Buñuel - L’Âge d’Or, 1930 (b/n, 62 min.)
Un Chien andalou è tra i films più analizzati nella storia del cinema sperimentale ma, come ogni capolavoro, elude le semplici e riduttive analisi. Il film, scritto in meno di una settimana, si basa sui sogni di Dalí e Buñuel e nasce da una comune adesione: non accettare nessuna idea o immagine che possa far scaturire una spiegazione razionale, culturale o psicologica. Più che al simbolismo misterioso del film, l’attenzione è per la struttura del montaggio: spazi irrazionali, distorsione temporale, confusione dei generi, in Un Chien andalou gli elementi narrativi e le azioni eccitano la psicologia dello spettatore ed al tempo stesso lo distanziano respingendo l’empatia, il significato e la conclusione.
L’Âge d’Or, finanziato dal visconte Charles de Noailles, che per questo rischiò la scomunica, fu proiettato per soli sei giorni allo Studio 28 di Parigi. Il prefetto Chiappe (da Buñuel ridicolizzato ne Il diario di una cameriera, 1964) ne pretese la distruzione, e fu rieditato solo nel 1950. La copia qui mostrata è quella restaurata dal Centre Pompidou, Parigi. Buñuel e Dalì lavorano sull’ebbrezza prodotta dall’immagine cinematografica, luogo di confine tra lo stato di veglia e lo stato onirico. Cinema dunque come mezzo che agisce sull’intero sistema percettivo, medium tra corporeità ed immagine.
L’Âge d’Or celebra l’amour fou, gioco passionale di ricerca dell’amore nel mondo borghese (un uomo e una donna ostacolati nei loro tentativi di incontro). Buñuel manipola continuamente il tempo, lo spazio e la messa in scena per pervertire la logica della continuità narrativa; la sua strategia di montaggio è il faux raccord, la discordanza prodotta da oniriche immagini trasfigurate della realtà.
INGRESSO SERATA € 5.00
USA: James Watson e Melville Webber - The Fall of the House of Usher, 1926-28 (b/n, 12 min.); Orson Welles e William Vance - The Hearts of Age, 1934 (b/n, 8 min.)
OLANDA: Joris Ivens - De Brug (The Bridge), 1928 (b/n, 11 min.); - Regen (Rain), 1929 (b/n, 12 min.)
The Fall of the House of Usher di J. Watson e M. Webber genera una potente, spaventosa ed elettrificante evocazione immaginativa del racconto di Poe. Il film si burla di quasi ogni possibile tabù repressivo che attanagliava già i films di Hollywood, attraverso una serie prevedibile di codici convenzionali. Il film rinuncia agli scritti che accompagnano solitamente la narrazione nel cinema silenzioso.
The Hearts of Age, il primo film di Orson Welles e William Vance, girato con una camera 16mm amatoriale, è una parodia de Le sang d’un poète (1930), prima pellicola di Jean Cocteau. Il film è una parabola della mortalità, anche se un po’ più grezzo rispetto ai suoi successivi successi. Come egli stesso dichiara, “…mi rallegro in presenza della morte perché penso che sia ciò che rende brillante e bella la vita. E senza, il mondo sarebbe ridicolo. Ciò mi interessa da ogni punto di vista e non è diminuito con il tempo e la pratica”.
I primi due films di Ivens si concentrano sull’elaborazione di diversi ritmi di immagini spesso mozzafiato. De Brug è un’analisi sistematica dei movimenti di un ponte ferroviario mobile, Regen è l’esplorazione astratta di una goccia d’acqua che cade; Ivens sceglie questi soggetti perché l’azione che compiono si ripete continuamente, ed egli può filmare in qualsiasi momento, a distanza di mesi, lo stesso soggetto. Il suo intento è documentare il salto temporale o anche l’esperienza vitale di un temporale, come di un treno che arresta la sua corsa per attendere il movimento di un ponte.
USA: Roger Barlow, Harry Hay e LeRoy Robbins - Even - as you and I, 1937 (b/n, 12 min.); Sidney Peterson e James Broughton - The Cage, 1947 (b/n, 28 min.)
Le polemiche che circondano La coquille et le clergyman hanno diminuito l’importanza del film, offuscato l’anno seguente dalla diffusione di Un chien Andalou di Luis Buñuel e Salvador Dalí; tuttavia la sceneggiatura di Artaud fissa le fondamenta per i successivi films surrealisti ed è il primo a sviluppare molti dei principi estetici del movimento. Entrambi i films impiegano strutture temporali disgregative usuali nel sogno e shock visivi di rappresentazione per coinvolgere visceralmente lo spettatore. La coquille et le clergyman penetra nella realtà materiale ed immerge lo spettatore in un paesaggio instabile in cui non può più affidarsi all’immagine.
Il trio di giovani registi Roger Barlow, Harry Hay e LeRoy Robbins (il vero artefice del film) sono in cerca di un’idea per il soggetto di un premio, ma l’ispirazione non arriva; l’unica sequenza è “un uomo incontra una donna” subito cestinata, finché sfogliando una rivista ecco l’idea: SURREALISMO!
The Cage di Sidney Peterson e James Broughton rompe il fragile equilibrio tra la comica assurdità e la terrificante tangibilità. Il film mostra un artista che rimuove il proprio occhio; questo atto artistico si trasforma rapidamente in un’avventura urbana attraverso San Francisco.
GIOVEDÍ 21 MAGGIO 2009 ore 20.00
Museo Hermann Nitsch (vico lungo Pontecorvo 29/d - Napoli)
ottava serata
USA: Willard Maas - Geography of the body, 1943 (sonoro, b/n, 7 min.);
Willard Maas e Ben Moore The Mechanics of Love, 1955 (sonoro, b/n, 7 min.);
Sidney Peterson e James Broughton - The Potted Psalm, 1946 (b/n, 18 min.)
FRANCIA: Gaston Diehl, Robert Hessens e Alain Resnais - Van Gogh, 1948 (sonoro, b/n, 18 min.);
Alain Resnais e Gaston Diehl - Paul Gauguin, 1950 (musica di Darius Milhaud, b/n, 12 min.);
Dimitri Kirsanoff - Arrière saison, 1950 (musica di Arthur Hoeree, b/n, 15 min.)
Willard Maas, film-maker e poeta, sposato con la famosa Marie Menken; coppia leggendaria del mondo artistico di New York non solo per i loro influenti films underground ma anche per le feste ed incontri che riunivano artisti, scrittori, registi ed intellettuali. Geography of the body evoca il terrore e lo splendore del corpo umano come un continente sconosciuto e misterioso. L’ingrandimento estremo aumenta l’ambiguità delle immagini, ed il commento scherzoso del poeta inglese George Barker ne neutralizza o rinforza le implicazioni sessuali. Il metodo utilizzato è quello dei poeti imaginisti-simbolisti.
Mechanics of Love, realizzato con Ben Moore e la partitura originale per cetra di John Gruen, mostra l’atto sessuale ritratto attraverso simboli poetici. “…Audace ed ingegnoso, audace per il soggetto proibito, ingegnoso perché gli oggetti ordinari sono insolitamente collegati per sviluppare un’azione senza attori; l’effetto che produce è chiaro, spiritoso e completamente ardito”.
The Potted Psalm, ispirato dall’esumazione di un cimitero di San Francisco, è l’esplorazione cronologica di una casa decrepita popolata da donne che stanno invecchiando. The Potted Psalm rivela l’interesse di Peterson per la depersonalizzazione del personaggio; attraverso l’uso di intensi primi piani ed una narrazione disgiunta, Peterson combina insieme l’erotico e il decadimento in una raffigurazione dei desideri freudiani.
Tra il 1964 e 1967 Alain Resnais dirige dei brevi documentari biografici in 16mm su celebri artisti. Van Gogh diviene così popolare che l’anno successivo, riversato in 35mm, vince sia il Premio Cinema di Venezia che l’Oscar. Van Gogh racconta la vita dell’artista attraverso le sue opere, in particolare gli anni nell’istituto psichiatrico di Arles. Non c’è azione ma fotografie ed immagini statiche, Resnais usa tutti gli elementi cinematografici comuni, compresi la cinepresa in movimento, i primi piani e lo zoom.
Gauguin comincia da un autoritratto dell’artista e continua poi con il suo viaggio in aereo da Parigi all’isola di Tahiti. Il film adotta la tranquillità e la compostezza delle donne Tahitiane, ma questa evocazione del paradiso in terra cambia quando Resnais evoca le immagini di sogno ed incubo ritratte da Gauguin.
Arrière saison è rigoroso, senza speranza ed ossessivo. Una donna prova a lasciare la vita solitaria e noiosa con suo marito, un boscaiolo, ma ritorna il giorno dopo. La musica accompagna il film tranne un breve intervallo, al suo ritorno la musica si interrompe bruscamente e si sentono in lontananza le asce e le grida dei boscaioli, finché non rientra in casa.
Stan Brakhage - Interim, 1952 (musica di James Tenney, b/n, 24 min.); - Unglassed Windows Cast a Terrible Reflection, 1953 (b/n, 29 min.); - The Way to Shadow Garden, 1954 (sonoro, b/n, 11 min.); - The Extraordinary Child, 1954 (b/n, 13 min.)
GIOVEDÍ 4 GIUGNO 2009 ore 20.00
Museo Hermann Nitsch (vico lungo Pontecorvo 29/d - Napoli)
decima serata
FRANCIA: Henry-Georges Clouzot - Le mystère Picasso, 1956 (musica di Georges Auric, b/n, 78 min.)
Alain Resnais e Paul Éluard - Guernica, 1950 (musica di Guy Bernard, b/n, 14 min.)
Nel 1955 Henri-Georges Clouzot realizza un documentario insolito sul leggendario artista Pablo Picasso. In questo film Picasso dipinge su una tela trasparente, filmata dall’altro lato. Lo spettatore è invitato a guardare il processo di creazione dell’artista mentre prende forma. Anche se non tutte immagini che Picasso produce in questo modo sono necessariamente grandi opere d’arte, il film offre una comprensione profonda dei suoi processi di pensiero. L’artista ammette di fare degli errori e spesso mostra la battaglia per raggiungere il risultato cercato. L’insolito stile quasi surreale del film si combina con l’inimitabile stile astratto della pittura di Picasso ed il suo genio creativo apparentemente inarrestabile. Inoltre è interessante vedere l’interazione fra i due uomini quando la cinepresa li riprende. Clouzot, rinomato per la sua rigida intransigenza, sembra quasi prevaricare il grande artista, spingendolo a fare in fretta quando la preziosa pellicola comincia ad esaurirsi, anche se lo sta ingannando su quanto tempo realmente è rimasto. Il buon umore e l’umiltà di Picasso lo rende un personaggio attraente e simpatico, rivelando qualcosa della sua natura che non è facilmente distinguibile dalla sua opera.
Il 27 aprile 1937, nel mezzo della sempre più brutale guerra civile spagnola, l’antica città basca di Guernica è sottoposta ad un’estesa campagna di bombardamento delle forze tedesche, per demoralizzare la psiche collettiva della nazione Basca ed inoltre mostrare il cameratismo e l’alleanza militare con i nazionalisti sotto il comando del Generale Francisco Franco. Guernica, accompagnato da un’evocativa ode scritta dal poeta francese Paul Éluard e recitata fuori campo da Jacques Pruvost e María Casarès, è una meditazione appassionata sulle barbarie, sulla guerra e sulla resistenza umana. Alain Resnais incorpora montaggi ingegnosi di tagli veloci ed immagini frammentarie che traducono visivamente i principi del cubismo e rinforzano la struttura tematica: la sovrapposizione dei ritratti del protagonista contro l’immagine statica di una Guernica bombardata, l’illuminazione focalizzata e la parziale occlusione delle immagini sottolineano il conseguente tributo psicologico di una distruzione disumana. Il film riflette questa complessa e stratificata rappresentazione della guerra ed il suo ineludibile prezzo, non per servire da commemorazione elegiaca di una tragedia senza senso ma come preghiera solenne per la liberazione di un popolo sofferente e perseguitato.
GIOVEDÍ 11 GIUGNO 2009 ore 20.00
Museo Hermann Nitsch (vico lungo Pontecorvo 29/d - Napoli)
undicesima serata
USA:
Joseph Vogel - House of Cards, 1947 (b/n, 16 min.);
Kenneth Anger - The Man We Want to Hang, 1960 (musica di Anatol Liadov, colore, 12 min.);
Bruce Conner - Vivian, 1964 (sonoro, b/n, 3 min.);
Maya Deren - Meshes of the Afternoon, 1943 (sonoro di Teiji Ito, b/n, 13 min. 45 sec.);
Andy Warhol - Mario Banana, 1964 (colore, 8 min.)
GERMANIA:
Leni Riefenstahl - The Last of the Nuba, 1956-1964 (b/n, 8 min.)
GIAPPONE:
Toshio Matsumoto - Andy Warhol: Re-Reprodution, 1974 (musica di Joji Yuasa colore, 24 min.)
House of Cards è un esercizio surrealista divertente, dove un giovane uomo è ossessionato da atti di omicidio e violenza - da egli stesso commessi o soltanto letti sul giornale. In ogni caso il film è un viaggio nella coscienza della mente umana, con un linguaggio figurativo strano e delle figure oscure che turbinano sullo schermo. I momenti più forti sono alcune scene che riportano in mente un film noir di avanguardia, come la scena iniziale di un omicidio (immaginato o ricordato), dove sia l’assassino che la vittima sono avvolti da ombre e definiti soltanto da fasci luminosi.
The man we want to hang mostra alcuni dipinti mutuati dal leggendario e controverso occultista Aleister Crowley. Il titolo “L’uomo che vogliamo impiccare” è in sé ironico, Anger filma questi dipinti belli e delicati, realizzati da un uomo odiato da molti.
Vivian è un ritratto estatico dell’attrice Vivian Kurtz filmato in parte ad una mostra di Bruce Conner a San Francisco nel 1964. Il film è una constatazione spiritosa sulle forze richieste per vivere l’arte, inoltre nasconde una critica divertente al mercato dell’arte. Vivian Kurz, la protagonista del film, è intrappolata in una vetrina.
L’illogica traiettoria narrativa quasi da sogno, il fluido movimento della cinepresa e la colonna sonora di Meshes of the Afternoon di Maya Deren invitano ad una partecipazione contemplativa dello spettatore; l’uso di angolature insolite ed azzardate, come nella ripresa del personaggio che sogna, è una caratteristica del film che influenzerà tutti i film-makers dell’underground.
Mario Banana è una compilation di due cortometraggi di Andy Warhol, negli anni ’60 pornografia delicata ma oggi banale. L’attore, Mario, è spesso l’attrice Maria Montez, una importante icona gay nel 1960.
The Last of the Nuba descrive la cultura dei Nuba in Sudan. Dal 1962 al 1977 Leni Riefenstahl ha vissuto tra questa misteriosa tribù come prima donna bianca con un permesso speciale emesso dal governo sudanese, ha studiato il loro modo di vivere e lo ha filmato e fotografato. Il film è un importante ricerca antropologica, etnografica e culturale, specialmente visto l’avanzamento della civilizzazione che ha irreversibilmente modificato il loro modo di vivere.
Il film Andy Warhol: Re-Reprodution di Toshio Matsumoto mostra Andy Warhol ed il suo mondo di immagini e icone scomposto e moltiplicato come in un caleidoscopio.
GIOVEDÍ 18 GIUGNO 2009 ore 20.00
Museo Hermann Nitsch (vico lungo Pontecorvo 29/d - Napoli)
dodicesima serata
USA:
Jonas Mekas - Scenes from the Life of Andy Warhol, 1963-1990 (sonoro, colore, 35 min.) FRANCIA:
François Truffaut - Les Mistons, 1957 (musica di Maurice Leroux, b/n, 18 min.)
GIAPPONE:
Terayama Shuji - Marudororu no Uta (Les Chants de Maldoror), 1977 (colore, 28 min.); - Issun bōshi o Kijut susuru Kokoromi (An Attempt to Describe the Measure of A Man), 1977 (colore, 20 min.)
In Scenes from the life of Andy Warhol Jonas Mekas crea un ritratto affettuoso del suo vecchio amico a partire dal 1966 fino alla sua morte nel 1987; le immagini e i titoli sono anonimi ma si vedono personaggi famosi insieme con gente comune che gravitavano nella sua Factory.
Les Mistons è un adattamento del racconto di Maurice Pons ed il film è incentrato sulla giovinezza, devotamente eterosessuale in tutte le sue manifestazioni visive. Truffaut analizza un’estate vissuta da un gruppo di giovani ragazzi ed in particolare la relazione amorosa tra Gérard Blain e Bernadette Lafont. Les Mistons è il documento di un momento ed un luogo specifici e gravita non tanto sui personaggi ma sui luoghi, Gérard e Bernadette restano figure osservate a distanza, persi in un mondo di devozione reciproca e di amore giovanile.
Shuji Terayama è una delle figure più enigmatiche nella storia del cinema giapponese, i suoi films sono legati al simbolismo e caratterizzati da contenuti psicosessuali da molti fraintesi; Terayama è molto più di un film-maker ed il suo lavoro continua ad avere forte seguito in patria dove resta un fenomeno. Il suo originale metodo di approccio al cinema ed al teatro ha osteggiato il suo inserimento in una corrente specifica, così si è scelto semplicemente di ignorarlo.
GIOVEDÍ 25 GIUGNO 2009 ore 20.00
Museo Hermann Nitsch (vico lungo Pontecorvo 29/d - Napoli)
tredicesima serata
USA:
Andy Warhol - Kiss, 1963 (b/n, 15 min.); - Blow job, 1963-64 (b/n, 22 min.);
Tim Burton - Vincent, 1982 (sonoro, b/n, 6 min.); - Frankenweenie, 1984 (sonoro, b/n, 26 min.);
David Linch - The Grandmother, 1970 (sonoro, b/n e colore, 34 min.)